* MOSTRA Sergio Ceccotti / Lumières. Dolci malinconie HOME / LA GALLERIA / LE NOSTRE ESPOSIZIONI / CALENDARIO / PRESS / CONTATTI
* COPERTINA



* DATE
Dal 15 febbraio (inaugurazione ore 17:00) al 06 marzo 2014




* DESCRIZIONE

COMUNICATO STAMPA
La Galleria Elle Arte ,via Ricasoli, 45 Palermo, comunica che
sabato 15 febbraio 2014 alle ore 18,00 sarà inaugurata la personale
SERGIO CECCOTTI
Lumières. Dolci malinconie
oli degli anni duemila
a cura di Aldo Gerbino


Sergio Ceccotti ritorna a Palermo, dopo le personali del 2000 e del 2003, rispettivamente presentate da Bruno Caruso e da Alberto Abate.
La mostra raccoglie trentadue oli su tela del pittore romano, molto apprezzato e conosciuto anche in Francia.
Il percorso espositivo della personale si snoda attraverso un’alternarsi di esterni urbani ed interni di appartamenti borghesi che incuriosiscono, evocando atmosfere pregne di mistero, ma anche di raffinata ironia.
Le tele in mostra raccontano la quotidianità vista attraverso lo sguardo ironico e disincantato dell’autore, creando un’aura sospesa tra sogno e realtà, popolata da misteriosi quanto intriganti personaggi, la cui presenza a volte è appena suggerita da oggetti di uso quotidiano che diventano il fulcro della poetica dell’artista.
Afferma Aldo Gerbino nel testo di presentazione alla mostra: […]Quanto di antididascalico troviamo nelle apparenti narrazioni di Sergio Ceccotti, lo leggiamo in quel “vero” ed “ineluttabile” suggeriti dalle sue immagini antidecorative, in quell’insistere sul podio da ‘guardatore’ di tramonti, naufragi, silenzi, assorbendo l’armonia del soffice e feroce colare del tempo, in cui l’apertura sonora riconosce l’incipit nella stessa sigla di Sergio (SC) quasi ad emulare, con le sue iniziali intrecciate, una personale chiave di violino saggiamente collocata sul pentagramma dell’esistenza. Nel perenne e sincrono oscillare del tempo, mosso nel confine tra la pellicola magica del realismo e le volute dell’anacronismo, tra pause e sussulti asimmetrici, vibra la poetica di Ceccotti, con grazia, con ironia, con l’eleganza di chi possiede solida capacità di ascolto nei confronti della contemporaneità. In questo e per questo amiamo il lavoro di Sergio il quale, dell’oggettività e della fisicità che lo circonda, riesce a sfogliare il ventaglio delle passioni sopite, privandole della ridondanza, e, soprattutto, a mescere da un’anfora arcaica la melanconia, per trasformarla, da spleen meditativo, in agire poetico.[…]

All’inaugurazione sarà presente l’autore.
La mostra si protrarrà fino al 6 MARZO 2014
Ingresso libero. Orari 16:30/19.30 (Chiuso domenica)
Per informazioni : tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it;
website: www.ellearte.it
 


* INFORMAZIONI

 CENNI BIOGRAFICI

Sergio Ceccotti, nato a Roma nel 1935, svolge la sua attività tra Roma e Parigi. Allievo di Oskar Kokoschka a Salisburgo nel 1956 e 1957 e dei corsi di disegno dell’Accademia di Francia a Roma dal 1956 al 1961.
A Parigi, dove ha tenuto dodici mostre personali, lavora in permanenza con la galleria Alain Blondel
Numerose altre mostre personali a Roma, Milano, Bruxelles, Monaco di Baviera, Genova, Firenze, Napoli, Palermo, Alessandria, Ancona, Pescara,Terni, Monopoli.. . Una menzione a parte meritano le tre personali in musei: Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo 1987 , Upplands Konstmuseum di Uppsala 1993, Galleria Comunale d'Arte Moderna di Articoli Corrado 2004-05 e le quattro in spazi pubblici: Sala Comunale di Genzano di Roma 1992 , Cloître des Cordeliers di Tarascon 2003. Centro Cultural Borges di Buenos Aires 2010,Unlversità del Molise di Campobasso 2012
Tra le mostre collettive di particolare rilievo vanno citate: Arte in Italia 1960-1977 alla Galleria Civica di Arte Moderna dTorino 1977; Italie aujourd’hui - Italia oggi alla Villa Arson di Nizza 1985; la XI e la XIII Quadriennale Nazionale d’Artedi Roma 1986 e 1999 ;Aspectos da pintura italiana de após guerra aos nossos días al Museu de Belas Artes di Rio de Janeiro e al MASP di San Paolo del Brasile 1989; Die Kraft der Bilder al Martin Gropius Bau di Berlino 1996; Sui generis al PAC, Milano 2000; Futuro italiano a Bruxelles, Parlamento Europeo 2003; Millenovecentotrenta - Sergio Ceccotti Carlo Maria Mariani, Ruggero Savinio al d'Ac di Ciampino 2006; Philippe Soupault, le Surréalisme et quelques amis al Musée du Montparnasse, Parigi 2007; Arte italiana 1968-2007-Pittura al Palazzo Reale di Milano 2007; Ah, che rebus! Immagini da decifrare all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma 2010; Padiglione Italia 54a Biennale di Venezia sez. Lazio al Palazzo Venezia di Roma 2011;nel 2012 è stato invitato al XLV premio Vasto e al LVII premioTermoli
A Parigi ha partecipato al Salon de la Jeune Peinture, a Figuration Critique, a Comparaisons, al Salon d’Automne e inoltre alla FIAC, al Salon de Mars, al Salon de Montrouge, a Grands et Jeunes d’aujourd’hui, e ad altre rassegne


Opere pittoriche di Sergio Ceccotti sono conservate in varie raccolte pubbliche, tra cui i Musei Vaticani- Collezione d’Arte Religiosa Moderna , lo Staatliches Lindenau Museum di Altenburg , le gallerie comunali d’Arte Moderna di Bologna e di Arezzo, il Museo d’arte contemporanea Renato Guttuso di Bagheria ecc.
Monografie di riferimento:
Edward Lucie-Smith: Sergio Ceccotti, Lachenal & Ritter, Paris 2001
Cesare Biasini Selvaggi- Stefano Liberati: Sergio Ceccotti- catalogo generale dell’opera grafica, Unione europea esperti d’arte, Roma 2002.
È incluso nell'Allgemeines Kunstlerlexikon,1997,vol17°, p.446 e nel dizionario Bénézit: edizione francese 1999, tomo III, p.397, edizione inglese 20liche, tra cui i Musei Vaticani- Collezione d’Arte Religiosa Moderna , lo Staatliches Lindenau Museum di Altenburg , le gallerie comunali d’Arte Moderna di Bologna e di Arezzo, il Museo d’arte contemporanea Renato Guttuso di Bagheria ecc.
Monografie di riferimento:
Edward Lucie-Smith: Sergio Ceccotti, Lachenal & Ritter, Paris 2001
Cesare Biasini Selvaggi- Stefano Liberati: Sergio Ceccotti- catalogo generale dell’opera grafica, Unione europea esperti d’arte, Roma 2002.
È incluso nell'Allgemeines Kunstlerlexikon,1997,vol17°, p.446 e nel dizionario Bénézit: edizione francese 1999, tomo III, p.397, edizione inglese 2006 ,vol.III, p.648.



TESTO DI PRESENTAZIONE ALLA MOSTRA

Spleen. Piccole malinconie italiane
di Aldo Gerbino

«Quando Apollo e le Muse si mettono a fare le parole incrociate, nascono combinazioni stupende». Sono parole di Pietro Paolo Trompeo che Leonardo Sciascia espunge da una recensione, stilata dal francesista, sulla principessa Brambilla, sapido romanzo di Ernst TheodESENTAZIONE
or Amadeus Hoffmann. Espressione riproposta in nota dallo scrittore di Racalmuto al suo saggetto Un cruciverba su Carlo Eduardo (suggestivo incrocio tra Carlo E. Stuart, Alfieri e la contessa d’Albany), emulsionando, nel 1983, con il titolo Cruciverba, la raccolta einaudiana per la collana degli “struzzi”. Sciascia vi ribadisce come tante cose possano leggersi proprio nell’intersezione tra “verticali” e “orizzontali”, così come mirabilmente accade nelle pagine di Stendhal; ma anche Trompeo: «magari per delega di Apollo e delle Muse», - si riafferma - «riesce a stupende combinazioni, quando si mette a fare i cruciverba.» Gioco dell’intersezione, dunque, è quello che alimenta pensiero ed emozione di Sergio Ceccotti: un tavolo sobrio su cui riposano oggetti ammantati dal liquore secreto in straziati meriggi domenicali, per melancoliche ore italiane profondate nel sapore e nel sopore d’una luce obliqua, appena tracimata, con le sue ferite, nelle inquiete pieghe di sere romane o parigine. Lacaniano sguardo di obliquità, mantello pulsante su cose, sulla loro essenza, come a ripristinare quel modernismo firmato da William Carlos Williams, il poeta e medico amico di Pound e di Charles Demuth, e, non a caso, protagonista di quel ‘precisionismo’ pittorico che servì da nutriente al realismo magico, qui richiamato dall’edilizia industriale in una tela di Ceccotti del 2006 da porre in ideale vicinanza all’opera precisionista del 1921 Aucassin and Nicolette pudicamente suggerita dal noto ‘fabliau’ piccardo. Per Williams «nessuna idea», appunto, «se non nelle cose», nella loro immanenza, nella loro semplice plastica fissità.
Tavola della memoria, catalogo e rito della quotidianità prendono piena sostanza in Ceccotti, dove l’interno è viscere, come la tavola cardiaca che campeggia nella stanza, icona d’un tempo fagocitato dalle escare degli oggetti: libri, affievolite foto famigliari, cruciverba, piatti colmi di pasticcini o lo sboccio di una flûte, mentre dalla finestra un tram scivola sulle rotaie spandendo la sua luce tremula su di un manifesto da cui spicca un italico stivale che sarebbe piaciuto a Bruno Barilli. C’è del crittogramma in tutto questo: il rebus della vita, il cruciverba, appunto, che ci viene offerto un giorno dopo l’altro per continuare ad esistere, a vivere degli odori, di tattili pigmenti polverizzati nell’aria e collocati nelle pagine di una personale rêverie.
Quanto di antididascalico troviamo nelle apparenti narrazioni di Sergio Ceccotti, lo leggiamo in quel “vero” ed “ineluttabile” suggeriti dalle sue immagini antidecorative, in quell’insistere sul podio da ‘guardatore’ di tramonti, naufragi, silenzi, assorbendo l’armonia del soffice e feroce colare del tempo, in cui l’apertura sonora riconosce l’incipit nella stessa sigla di Sergio (SC) quasi ad emulare, con le sue iniziali intrecciate, una personale chiave di violino saggiamente collocata sul pentagramma dell’esistenza. Nel perenne e sincrono oscillare del tempo, mosso nel confine tra la pellicola magica del realismo e le volute dell’anacronismo, tra pause e sussulti asimmetrici, vibra la poetica di Ceccotti, con grazia, con ironia, con l’eleganza di chi possiede solida capacità di ascolto nei confronti della contemporaneità. In questo e per questo amiamo il lavoro di Sergio il quale, dell’oggettività e della fisicità che lo circonda, riesce a sfogliare il ventaglio delle passioni sopite, privandole della ridondanza, e, soprattutto, a mescere da un’anfora arcaica la melanconia, per trasformarla, da spleen meditativo, in agire poetico. Un modello sentimentalmente configurato alle umane inadeguatezze, alla lenta smaterializzazione delle forme: siano esse dettate da un mappamondo o da un corpo di donna acceso e scrutatore. L’inabissarsi d’una nave nella colonna verticale della pagina enigmistica stesa tra due corpi stretti in un tango, lo spartito di Brahms chiuso tra strumenti musicali, il tocco di un’arpista o il flautato suono per camere d’albergo nel viaggio acerbo tra guide e lumières, fanno da contrappasso al cielo mediterraneo battente su Roma con quella “luce”, annotava Vincenzo Cardarelli nel suo Il Cielo sulle città, «sempre assoluta, sfolgorante e si potrebbe dire cattolica, in quanto sembra risplendere al di sopra delle stagioni». Per Sergio, più laicamente, essa dilava nel sonoro tapis roulant del tempo, nel midollo delle cose, alla scoperta d’uno sguardo, di un contatto. Poi, un sonno leggero, una corda del cuore o d’una viola da gamba; figure e cose compatte, turbate di fronte alla vita: di fronte alla terra, al suo sparso, sidereo brusio.

Palermo, Candelora del 2014




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