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* COPERTINA



* DATE
Dal 22 marzo (inaugurazione ore 17:00) al 17 aprile 2014




* DESCRIZIONE

 COMUNICATO STAMPA
La Galleria Elle Arte di via Ricasoli, 45 comunica che:
sabato 22 marzo 2011 alle ore 18,00 sarà inaugurata la personale di
VINCENZO NUCCI
ATTORNO A VERMEER
La personale raccoglie quattordici pastelli e due oli, realizzati dall’artista siciliano che vive ed opera a Sciacca, in occasione della grande mostra “Attorno a Vermeer”, a cura di Marco Goldin, presente dall’8 febbraio nelle sale di Palazzo Fava a Bologna.
Scrive in catalogo Marco Goldin:
[…] Un poco del suo tempo, Vincenzo Nucci lo ha dedicato a dipingere attorno a Vermeer. Nei suoi pressi, in vicinanze che sono state subito piene d’amore. E come per un miracolo che egli ha certamente desiderato creare, ha riempito Vermeer del suo azzurro mediterraneo. Ha riscritto il sublime pittore di Delft nella grammatica di una luce ammantata, e tutta dolcemente avvolta, proprio dell’azzurro. Il suo colore, ma anche il colore della nostalgia, della lontananza, così come un mare, nella distanza, sfuma ancora di più dentro l’azzurro. I canali olandesi sono diventati il bordo del mare, le donne nelle stanze suonano o scrivono accanto a una finestra che si affaccia su una palma o su una fioritura rossa di buganvillee. I cieli attraversati da nuvole, che erano stati quelli di Jacob van Ruisdael nel Seicento, Nucci li ha fatti diventare l’azzurro tonante del mezzogiorno a Sciacca. Ciò che si conosce, e si vive.
Così, questa non è pittura di d’après, non è una copia o una riproposizione. Ha a che fare piuttosto con il suo sentimento del mondo, con il suo desiderio di ascoltare un profumo, di vedere sollevarsi un silenzio. E’ la commozione dello stare al mondo, dell’esserci, del raccontare questo consistere, facendolo con figure che diventano pittura. Nucci si è collegato a Vermeer per la via del silenzio assoluto, modulandolo però nelle opere e nei giorni. Perché tutto, sembra dire il pittore, deve stare riflesso nella vita e non essere un’astrazione. [...]
Della sua opera hanno scritto, tra gli altri: Lucio Barbera, Francesca Bonazzoli, Liana Bortolon, Martina Corgnati, Philippe Daverio, Fabrizio Dentice, Valentina Di Miceli, Eva Di Stefano, Aldo Gerbino, Guido Giuffrè, Sebastiano Grasso, Stefano Malatesta, Paolo Nifosì, Giuseppe Quatriglio, Ruggero Savinio, Vittorio Sgarbi, Enzo Siciliano, Roberto Tassi, Sergio Troisi, Emilia Valenza, Marco Vallora.
Sarà presente l’autore.
Interverrà Marco Goldin
Catalogo Edizioni “Linea d’ombra “ in galleria.
La mostra si protrarrà fino al 17 aprile 2014
Ingresso libero. Orari 16.30/19.30 (Chiuso Domenica )
Per informazioni tel./fax 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it ; website : www.ellearte.it



* INFORMAZIONI


  PRESENTAZIONE AL CATALOGO
 


AZZURRO A NORD
Marco Goldin

a Bettina, alla sua dolcissima forza

Si può immaginare. S’immagina un uomo, pittore, stare alto su vetrate di pietra davanti al mare. Davanti al mare degli dei e degli eroi. Forse a pensare a quando grandi navi giungevano da quel largo dell’acqua, sotto stelle e lune o a volte tempeste. E allora il porto era un riparo sicuro, il respiro che infine si placava. Il terrore che lasciava gli occhi e il cuore. O invece, il dondolare leggero sopra il mare estivo fatto di notti e di sogni. Il pittore pensa a tutta la storia che c’è stata prima di lui, e gli pare che quel suo punto alto sul mondo sia il luogo migliore da cui guardare. Lo spazio nel quale ogni cosa accade, e tutto dentro una corrente d’amore. Essere insieme vedetta e oracolo che prevede il futuro. Perché la pittura ha dentro di sé l’annuncio di un segreto, di un mistero, e in essa tutto si tiene come in corona. E sembra che questo possa di più accadere a chi guarda levandosi davanti alla costa estrema del mar Mediterraneo. Essere insieme il passato e il futuro, in un tempo privo di confini, un tempo segnato solo dalla nascita di un’immagine. Epifania. Dal galleggiare, e poi lo sprofondare, dei colori. Galleggiare sulla superficie di una tela, sprofondare nel vasto luogo dell’anima. Poiché la pittura si presenta a noi come un’apparizione, e in nessun altro modo tu potresti dire, con la stessa forza, ciò che si manifesta. E diventa così trama di bellezza, racconto dei giorni, diario di un viaggio.
Per alcuni mesi, lo scorso anno, Vincenzo Nucci è salito ogni giorno su uno spalto di pietra davanti al mare. Deve aver guardato, a volte ponendosi in piedi davanti alla porta finestra, a volte invece seduto su una sedia tutta sporca dei colori della vita. Guardato le correnti al principio della primavera, sospendersi sull’acqua sotto lo specchio del cielo. Deve aver sentito il premere di un’immensità che tocca la corda del cuore, e tutto travolge e non ti puoi opporre. E la sola cosa che puoi fare, allora, è cominciare a dipingere. E solo parlare quella lingua, e non altre. Solo inventare nuove parole nel colore, perché nel colore Vincenzo ha la sua forza, una mano che lo spinge, sogni che non svaniscono. Tutta la sua vita è così, immersa nella profondità e nello struggimento di quel colore. Le fioriture nei campi, le lune distese nel cielo, le stelle come fiocchi, le palme nell’eterno del tempo. E i tramonti sono distese, dilaganti luci, che da nessuna parte tu sapresti dire dove s’interrompano. La sua pittura ha raggiunto questi culmini, di perfezione e insieme di strazi. Nei pomeriggi estivi, quando la calura sale dalle strade e allora il pittore accosta le finestre, si crea nello studio una penombra e quello che si ascolta è il silenzio pieno del tempo. Prima del tempo. E dentro quel silenzio, nascono le meraviglie del colore.
Un poco del suo tempo, Vincenzo Nucci lo ha dedicato a dipingere attorno a Vermeer. Nei suoi pressi, in vicinanze che sono state subito piene d’amore. E come per un miracolo che egli ha certamente desiderato creare, ha riempito Vermeer del suo azzurro mediterraneo. Ha riscritto il sublime pittore di Delft nella grammatica di una luce ammantata, e tutta dolcemente avvolta, proprio dell’azzurro. Il suo colore, ma anche il colore della nostalgia, della lontananza, così come un mare, nella distanza, sfuma ancora di più dentro l’azzurro. I canali olandesi sono diventati il bordo del mare, le donne nelle stanze suonano o scrivono accanto a una finestra che si affaccia su una palma o su una fioritura rossa di buganvillee. I cieli attraversati da nuvole, che erano stati quelli di Jacob van Ruisdael nel Seicento, Nucci li ha fatti diventare l’azzurro tonante del mezzogiorno a Sciacca. Ciò che si conosce, e si vive.
Così, questa non è pittura di d’après, non è una copia o una riproposizione. Ha a che fare piuttosto con il suo sentimento del mondo, con il suo desiderio di ascoltare un profumo, di vedere sollevarsi un silenzio. E’ la commozione dello stare al mondo, dell’esserci, del raccontare questo consistere, facendolo con figure che diventano pittura. Nucci si è collegato a Vermeer per la via del silenzio assoluto, modulandolo però nelle opere e nei giorni. Perché tutto, sembra dire il pittore, deve stare riflesso nella vita e non essere un’astrazione.
Così, come immagine di congedo, noi vediamo la figura, diafana e misteriosa, di una donna che in piedi legge una lettera. Quadro bellissimo, pieno di ogni fiato della vita. Dove tutto si quieta e rimane solo l’essenza. L’essenza della luce, del colore, e del silenzio. Un colore più impalpabile di sempre, fatto di una pienezza d’aria, di un soffio appena pronunciato. E tutto si fa in quel rapporto, umanissimo e toccante, di due azzurri. L’azzurro della veste della donna e l’azzurro del cielo nel quale lei si inscrive. In quel doppio dell’azzurro, in quello slargo di cielo che è Sicilia, che è amore, che è immenso, sta la verità di una pittura che si offre al tempo.

8 marzo 2014

NOTA BIOGRAFICA

Vincenzo Nucci è nato a Sciacca, in provincia di Agrigento, nel 1941. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Palermo e l’Accademia di Belle Arti di Agrigento, ha insegnato tecniche murali all’Istituto d’Arte di Sciacca e successivamente ha rinunciato a questo incarico per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Le sue prime personali, nel decennio fra il 1960 e il 1970 in varie città italiane, lo vedono impegnato in temi di grande drammaticità e impatto sociale, come la guerra del Vietnam e il terremoto del Belice. Sono questi gli anni nei quali inizia a partecipare a numerose rassegne nazionali e internazionali.
Ma già a partire dal decennio successivo, la ricerca pittorica di Nucci si allontana dalle vicende strettamente sociali e si precisa con sempre maggiore chiarezza : dipingerà solo paesaggi, anzi il paesaggio siciliano; e del paesaggio siciliano si definiscono anche i “confini” : la casa padronale, le mura di cinta, dove si arrampicano rigogliose buganville fiorite di lacche rosse, le antiche rovine di Selinunte e infine lei, la palma, protagonista e simbolo della fascinosa Sciacca araba così amata dal pittore. La vena poetica sottesa ai quadri di Nucci (già acutamente colta da Tono Zancanaro nel 1969, che aveva annotato: “la pittura di Nucci è la voce di una genuina poesia che egli ci porta dalla sua Sicilia”) diviene il leit-motiv che accompagnerà tutta la sua ricerca a venire, che sarà caratterizzata dal tentativo di catturare sulle tele o nei pastelli le emozioni suscitate dalla luce, una luce che rende unici i suoi paesaggi, siano essi gli struggenti notturni a Selinunte, o le malinconiche rovine di vecchi casali, o ancora i giardini segreti con mura di cinta costellate di fiori. E sempre, al di là della scelta comunque mirata dei soggetti da rappresentare, la vera protagonista di questi quadri è la luce, la luce siciliana che così marcatamente connota gli ambienti e i paesaggi. Quelli di Nucci sono paesaggi splendenti e misteriosi dove si distende la lucentezza del mare, ma anche le terre stratificate di colori.
Nel 1989 è invitato alla Biennale nazionale Città di Milano, palazzo della permanente. Nel 1991 conosce Philippe Daverio che lo invita ad esporre alla rassegna d’arte Anni Ottanta in Italia all’ex convento di San Francesco di Sciacca e successivamente, una sua personale alla Galleria Daverio a Milano.
Nel 1990 conosce Marco Goldin che, nel 1994 organizzerà una sua mostra antologica a Palazzo Sarcinelli di Conegliano. In questa stessa sede si terranno alcune fortunate mostre collettive alle quali Nucci parteciperà (Palazzo Sarcinelli. Una donazione per un nuovo museo, poi infine Roberto Tassi e i pittori. Ottocento e Novecento in Italia. Da Fattori a Burri, nel 1998 e l’anno successivo Elogio del pastello. Da Morlotti a Guccione).
Sempre Marco Goldin, nel 1999, organizzerà un’antologica sui pastelli di Nucci (Nucci. Pastelli 1981-1999), a Treviso nella casa dei Carraresi. Nel 2003-2004 la Provincia Regionale di Palermo organizza una sua mostra antologica nel Loggiato San Bartolomeo di Palermo, Opere 1981-2003. La sua ricerca prosegue sempre all’insegna di un dialogo instancabile tra natura e storia, se per storia intendiamo quella grande “Storia” di cui parla Vittorio Sgarbi, in occasione di una sua mostra personale a Palermo, in un suggestivo parallelo tra le ambientazioni del romanzo Il Gattopardo e i luoghi e lo spirito della Sicilia rappresentata da Nucci : “I luoghi e lo spirito del Gattopardo sono oggettivamente i luoghi e lo spirito della Sicilia di Nucci, quella che egli ancor oggi vede e vive. Non è il sogno, non è un luogo mitico, non è un’estasi della mente, ma è il paesaggio, l’hortus conclusus dove continuamente si posa l’occhio di Nucci, che non cede al ricatto della contemporaneità turpe e devastante. La polvere gialla, il pulviscolo d’oro che anima la luce di queste visioni, prima che vedute, posa veramente sulle architetture, sulle sculture, sulle vegetazioni; e patina cielo e terra, palazzi e strade.”
Vincendo Nucci vive e lavora a Sciacca.


* OPERE