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* COPERTINA



* DATE
Dal 10 aprile (inaugurazione ore 17:00) al 30 aprile 2015




* DESCRIZIONE

COMUNICATO STAMPA

LA GALLERIA ELLE ARTE DI VIA RICASOLI, 45 COMUNICA CHE
VENERDÌ 10 APRILE 2015 ALLE ORE 18,00 SARÀ INAUGURATA LA PERSONALE DI

PETER BARTLETT
“Places of the heart”
Pastelli 2014-2015
 
In esposizione trentacinque tra pastelli realizzati dall’artista inglese tra il 2014 e il 2015.
Protagonisti della mostra sono “I luoghi del cuore”: le memorie ed il presente; le radici affettive evocate in suggestivi interni inglesi e gli incantevoli paesaggi al confine tra Umbria e Toscana, dal 1998 suoi luoghi d’adozione.
Scrive nel testo di presentazione della mostra Eleonora Chiavetta: […]Places of the Heart (I luoghi del cuore) è il titolo scelto da Peter Bartlett per la sua nuova mostra palermitana. Un titolo che sottolinea sia il soggetto della pittura presentata - i luoghi - sia l’approccio con cui la dovremmo guardare che è poi l’approccio con cui è stata dipinta – lo sguardo amoroso. Perché in questa mostra, in cui con armoniosa coerenza si offrono ai nostri occhi un bilanciato numero di paesaggi e interni, Bartlett ci avvicina ai due mondi di cui fa parte: quello inglese, natio, e quello italiano, scelto per affinità di sentire. I paesaggi prendono ispirazione dalle valli e colline al confine tra Toscana e Umbria, mentre gli interni ritraggono una casa londinese. Entrambi gli spazi appartengono al pittore e sono irrinunciabili; entrambi gli spazi rievocano legami affettivi ed emotivi; entrambi esprimono la sua arte e il suo vissuto. Le sue opere, dunque, narrano come lo stesso cuore possa ospitare i colori e le luci di due paesi, le atmosfere di due culture, tenendoli in perfetto equilibrio. Uno spazio integra l’altro, non lo esclude, ma lo arricchisce, diventato ormai un unico amalgama, humus fertile da cui fiorisce la ricerca pittorica e che sostiene nell’avventura della vita. Cogliendo le traiettorie, le prospettive, le ombre o i bagliori di un paesaggio contemplato dalla propria casa toscana o di una stanza vista dall’interno in Inghilterra, Peter Bartlett ci mostra come una doppia appartenenza ai luoghi possa donare la capacità di osservare ogni luogo in cui si vive con occhi sempre nuovi e disposti a farsi stupire. Condizione necessaria, questa, perché la pittura diventi incomparabile strumento dialogico. Sia i paesaggi sia gli interni sono ritratti con la tecnica del pastello morbido, tecnica che Bartlett predilige per l’intensità dei colori che essa permette oltre che per l’immediatezza con cui l’urgenza dell’impeto creativo può trovare espressione.
Scrive Bartlett del suo lavoro : […]Credo che il mio essere pittore nasca dal desiderio di illuminare e di mostrare cose che invece sarebbero rimaste nascoste. Il mio "galleggiare" tra 'astrazione e figurazione scaturisce dal continuo entrare ed uscire dalla nebbia dei ricordi.[…]
Peter Bartlett vive ed opera a Cortona (Arezzo).
L’artista sarà presente in galleria dal 10 al 13 aprile
La mostra si protrarrà fino al 30 aprile 2015
Ingresso libero : Orari:16.30\19,30 (chiuso domenica )
Per informazioni:Tel. 0916114182; email: ellearte@libero.it; website: www.ellearte.it


* INFORMAZIONI


 Confini che non separano
 
Places of the Heart (I luoghi del cuore) è il titolo scelto da Peter Bartlett per la sua nuova mostra palermitana. Un titolo che sottolinea sia il soggetto della pittura presentata - i luoghi - sia l’approccio con cui la dovremmo guardare che è poi l’approccio con cui è stata dipinta – lo sguardo amoroso. Perché in questa mostra, in cui con armoniosa coerenza si offrono ai nostri occhi un bilanciato numero di paesaggi e interni, Bartlett ci avvicina ai due mondi di cui fa parte: quello inglese, natio, e quello italiano, scelto per affinità di sentire. I paesaggi prendono ispirazione dalle valli e colline al confine tra Toscana e Umbria, mentre gli interni ritraggono una casa londinese. Entrambi gli spazi appartengono al pittore e sono irrinunciabili; entrambi gli spazi rievocano legami affettivi ed emotivi; entrambi esprimono la sua arte e il suo vissuto. Le sue opere, dunque, narrano come lo stesso cuore possa ospitare i colori e le luci di due paesi, le atmosfere di due culture, tenendoli in perfetto equilibrio. Uno spazio integra l’altro, non lo esclude, ma lo arricchisce, diventato ormai un unico amalgama, humus fertile da cui fiorisce la ricerca pittorica e che sostiene nell’avventura della vita. Cogliendo le traiettorie, le prospettive, le ombre o i bagliori di un paesaggio contemplato dalla propria casa toscana o di una stanza vista dall’interno in Inghilterra, Peter Bartlett ci mostra come una doppia appartenenza ai luoghi possa donare la capacità di osservare ogni luogo in cui si vive con occhi sempre nuovi e disposti a farsi stupire. Condizione necessaria, questa, perché la pittura diventi incomparabile strumento dialogico. Sia i paesaggi sia gli interni sono ritratti con la tecnica del pastello morbido, tecnica che Bartlett predilige per l’intensità dei colori che essa permette oltre che per l’immediatezza con cui l’urgenza dell’impeto creativo può trovare espressione.
Un caldo intimismo pervade l’intenso cromatismo della raffigurazione di interni. Bartlett ci lascia entrare in uno spazio domestico rappresentato da una serie di stanze colte in vari momenti della giornata, come la diversa luminosità che esse presentano ci fa capire. Le stanze, ritratte con una prospettiva dinamica che spinge l’occhio di chi le guarda a scoprirne ogni angolo, svelano una gran confusione vitale dove gli spazi si riempiono di oggetti e mobili, che rimandano al mistero quotidiano della vita che vi si svolge. Non ci sono figure in questi spazi del cuore o dell’anima, ma le stanze sono talmente ricche di tracce che si comprende bene come siano state o siano ancora abitate. Perché anche se nessuno è presente in questi interni, le stanze vibrano della presenza di chi le vive ( o le ha vissute) e rende tali. Sono stanze che suscitano mille curiosità. Chi ha acceso la lampada bianca? Chi si siede nella poltrona rosso-rosa? Chi si riscalda al fuoco del caminetto? Chi sale per la sobria scala di legno che porta al piano di sopra, in un ambiente in cui la luce calda accende i gradini di mille colori? E chi sta in piedi a guardare fuori dalla finestra? E chi ha appeso al soffitto quei modellini di barca coloratissimi? Domande senza risposta, naturalmente, ma che ci fanno sentire parte di quell’ambiente, desiderosi di entrare anche noi in contatto con chi quegli spazi ha creato. La casa continua la sua vita, raccontando una storia di creatività e ricchezza emotiva, ma anche di rituali affettuosi, di abitudini stratificate nel tempo. Le pennellate nere che accendono gli azzurri e i gialli, che circondano il rosso carminio o l’arancione, non riescono a incupire l’atmosfera, ma creano un equilibro tra i contrasti, in una ricerca artistica (che ricorda a tratti l’esperienza dei pittori del Bloomsbury Group) che coglie i rapporti tra le cose, come diceva Stèphane Mallarmè, e che fonde rappresentazione realistica e simbolismo.
Sempre, nelle stanze, dominano grandi finestre. Esse segnano il confine tra interno ed esterno, tra l’intimità della casa e il paesaggio aperto a ogni sguardo, tra il vivere quotidiano e lo svolgersi degli eventi al di fuori del proprio mondo protetto. La trasparenza dei vetri suggerisce come la finestra dia la possibilità non solo di guardare al di là delle mura che la comprendono, ma anche di far guardare all’interno. Scambio, dunque, se si ha sufficiente curiosità di osservare spazi, linee, sentimenti e sensazioni – non barriera, ma un bordo da cui ci si può sporgere senza pericolo, verso una condivisione.
Le finestre rappresentano inoltre il punto di incontro tra il tempo interiore, che scandisce il ritmo dell’attesa e del ricordo, e il tempo esteriore che non appartiene a noi, ma fa di noi quel che vuole e, ancora, tra tempo presente e tempo passato, tra pienezza e nostalgia, tra possesso e perdita. Il titolo del quadro ‘In the end’ allude a una fine. L’opera – un luminosissimo pastello - presenta una stanza quasi priva di mobilio o oggetti, dove i colori caldi del giallo e dell’arancio si scontrano con le varie sfumature dai toni freddi, anche se luminosi, dell’azzurro. Sullo sfondo, una porta finestra dai delicati toni rosati. La mancanza della confusione che caratterizza le altre stanze, come ad esempio lo studio, ci parla di un’assenza e al tempo stesso della necessità di fissarla per sempre nella memoria. Atto di omaggio del pittore, ma anche affermazione di un legame al di fuori del tempo e del luogo e della fede nel valore perpetuo della pittura. Vengono in mente alcuni versi scritti dalla poetessa Mimi Khalvati ( Mirrorwork 1995) ispirati dalla pittura intimista di interni di Edouard Vuillard (anche se gli interni di Peter Bartlett, pur se intimisti anch’essi, ricordano più Matisse che Vuillard):

Che sacramenti possiamo trovare se non
questi poveri avanzi di un ricordo
di una casa, un tempo, un luogo?

e, sempre tratti dall’opera di Khalvati su Vuillard, ben si adattano all’atmosfera delle stanze di Bartlett anche i versi seguenti:

Persino quando stasera, nella nostra stanza,
voci silenziose nello spessore dei muri
parleranno tra di loro, sentiremo,
abitante lì prima ancora del nostro arrivo,
come una nota di basso verso il chiaro di luna,
un ricordo dimenticato che non svanirà,
la copertura di una presenza,
una compagnia, una solitudine,
come ascoltare nel buio
la pioggia intermittente.

Abitanti delle stanze sono i fiori. Nella loro commovente bellezza, perfetta e caduca, essi sono protagonisti ideali di ritratti che celebrano con i loro tratti sfumati e vibranti quell’ immanenza, l’hic et nunc che cogliamo per breve tempo e vorremmo conservare per sempre. (Come sarebbe sbagliato chiamarle ‘nature morte’ - meglio chiamarle all’inglese ‘still lives’, ovvero attimi di vita catturati e sospesi nel tempo). I tulipani bianchi uniti ad altri fiammeggianti, eretti e tesi verso l’alto, pur se denominati ‘ultimi’, asseriscono un’energia che si irradia nello spazio che li circonda e anche le tre rose gonfie di petali che ricordano, nella loro essenzialità e nelle tinte delicate, altre rose ritratte da Manet, dialogano con la luce che le colpisce mettendo in rilievo quei gambi rannicchiati nella trasparente solidità del vetro. Fiori di specie diverse convivono strettamente in una brocca, affermando anch’essi la loro presenza e il messaggio che essi convogliano di meravigliosa varietà.
Di confini e contrasti si parla anche nei paesaggi, che nella loro bellezza solitaria rimandano a un ulteriore rapporto di intimità. Qui sembra che Bartlett unisca la profondità paesaggistica di Cézanne con la ricerca cromatica di Turner, nei vapori e nelle tonalità delicate e vibratili di alcuni paesaggi invernali, e di Constable nella raffigurazione di cieli spesso tempestosi e cangianti.
Alcune delle vedute drammaticamente presentano elementi che si oppongono, quali la solidità scura della terra in opposizione alla morbida luminosità della nebbia. Dei cespugli rivelano la loro presenza discreta con pochi tratti di verde. Ma pur nell’antitesi, nella sensazione che l’incontro-scontro tra aria e materia, tra luci e colori diversi, rifletta la presenza di due forze trainanti in opposte direzioni nell’animo del pittore, l’intrecciarsi delle sfumature dei colori o tra i colori, l’intersecarsi dei piani volumetrici parlano ancora una volta di confini che non separano. Del resto anche i titoli che Bartlett dà ai suoi paesaggi indicano una volontà di unire: ‘Nebbia-Inverno’, ‘Nuvola-Nebbia’, ‘Nebbia-Confine’. La ridente valle ritratta con lo sfondo di montagne, in cui il verde e l’arancio della vegetazione sono impreziositi da tratti decisi di bianco, è comunque la stessa valle ritratta al crepuscolo, dove la personalissima cifra cromatica di Bartlett accosta con decisione colori caldi e freddi, in vivace combattimento. Forse è ancora la stessa valle quella che vediamo avvolta nella nebbia e sotto una probabile pioggia in ‘Confine’: immagini sempre diverse della stessa veduta, spazi mai statici, che ripropongono attraverso i mutamenti naturali del tempo, l’energia dello spirito vitale, ma rimandano anche a stati d’animo contrastanti e alla commovente e coinvolgente ricerca di dialogo ed equilibri. In altri paesaggi le pennellate ricreano un andamento quasi di onda, ritmicamente musicale, oppure propongono macchie di colori vivaci che si accostano a formare un astratto mosaico. Così le opere di Peter Bartlett intrecciano una conversazione silenziosa con chi le guarda, suggerendo una condivisione pudica e non sfacciata come quella cui la tendenza moderna ci invita.
E i frammenti? Schegge di paesaggi? Sprazzi di sensazioni che si sono impigliate nella memoria del pittore? Ritagli di emozioni o di pensieri? Testimonianza e prova sempre e comunque dell’energia creativa e dello spessore dell’arte di Peter Bartlett. Tessere di un puzzle – di quel grande puzzle che è il cuore dell’essere umano.

Eleonora  Chiavetta


PETER BARTLETT
Peter Bartlett è nato nel 1953 a Somerset in Inghilterra. Ha studiato pittura presso il Somerset College of Art e il Wolverhampton Polytechnic. Ha insegnato per più di vent’anni Pittura, Incisione, Serigrafia e Storia dell’Arte presso varie Accademie di Belle Arti in Inghilterra oltre che nella sua città natale, al tempo stesso dedicandosi alla propria ricerca pittorica. Quando nel 1993 visita per la prima volta l’Italia, rimane talmente colpito sia dallo spessore culturale e artistico sia dai paesaggi italiani, a tal punto da decidere di trasferirsi in Toscana nel 1998.
Le sue opere sono state esposte in svariate mostre personali all’estero ( Londra, Bristol, Edimburgo, Somerset, Barcellona, Los Angeles) e in Italia ( Roma, Cortona, Pisa, Teramo, Palermo).

* OPERE