* MOSTRA Bice TRIOLO / L'anima e il sogno urbano. Attraversando Palermo HOME / LA GALLERIA / LE NOSTRE ESPOSIZIONI / CALENDARIO / PRESS / CONTATTI
* COPERTINA



* DATE
Dal 06 novembre (inaugurazione ore 17:00) al 28 novembre 2015




* DESCRIZIONE

 
COMUNICATO STAMPA

LA GALLERIA ELLE ARTE DI VIA RICASOLI, 45 PALERMO COMUNICA CHE:

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2015 ALLE ORE 18 SARÀ INAUGURATA PERSONALE DI

BICE TRIOLO

“L’ANIMA E IL SOGNO URBANO”

ATTRAVERSANDO PALERMO

 
In esposizione trenta oli di recente realizzazione che costituiscono un itinerario sentimentale attraverso i luoghi di Palermo, città di adozione della pittrice trapanese.
L’autrice compie il suo viaggio pittorico all’interno di una tematica nuova, pur sempre fedele alla propria cifra intimistica : interni ed esterni della città si alternano, dipanando il racconto di un contesto urbano nel quale meraviglia e degrado convivono, filtrati da uno sguardo amorevole, ma mai rassegnato o scevro da un costruttivo rammarico.
Scrive Piero Longo nella presentazione al catalogo:
[...] Questa volta invece il suo velario si leva sul teatro urbano di una città nevrotica e imprendibile, ibrida e sempre nuova che sbalordisce nei suoi squarci panoramici e sbiadisce nel cuore degli interni dei palazzi dove la storia ha visto i suoi fasti. La pittrice la ha attraversata cercando altre immagini e altri interni dove la storia si è fermata al tempo già vissuto e ha lasciato quel segno visibile dal quale traspare l’anima che vive nascosta anche nel degrado e nell’abbandono più fascinoso da cui Bice si lascia incantare per farne quadro e memoria : immagine altra dove aleggia il colore del respiro e l’atmosfera inquietante di un silenzioso richiamo al presente e alla realtà urbana capace ancora di suscitare il sogno, di consentire al nostro immaginario di penetrare appunto nella profondità dell’anima urbis. [...]
Sarà presente l’artista
Catalogo Elledizioni, Collana Rosa dei Venti con un testo di Piero longo.
La mostra si protrarrà fino al 28 NOVEMBRE 2015.
Ingresso libero. Orari 16.30/19.30. Chiuso domenica.
Per informazioni tel.091-6114182; e-mail ellearte@libero.it; website : www.ellearte.it;
www.bicetriolo.it


* INFORMAZIONI

                                         PRESENTAZIONE AL CATALOGO

                                              L'anima e il sogno urbano 

 
Dietro il trionfante decorativismo di un segno fertile e nervoso, nel quale sembra vincere lo spazio e il tempo della figuratività, l’inesauribile creatività di Bice Triolo rivela sempre una nuova piega, un segno, un sogno nuovo della sua arte pittorica che apre spazi e sipari all’immaginario della sua fantasia cromatica come una sonata bachiana ogni volta nuova e inusitata nella sua variazione .
Ecco, l’arte della variazione mi sembra l’indicazione più consona per accostarsi alla ricerca della pittrice che sa condurre verso l’astrazione le forme concretizzate dallo spessore delle sue pennellate che formano la materia, l’impasto cromatico di quella sua patina pittorica nella quale il disegno si fa lumeggiatura che scontorna le immagini assemblate nella visione reale degli oggetti nello spazio e che infine diviene quadro, supporto onirico della visione che ha assorbito il suo sguardo e la sua memoria per divenire altro da sé .
Suggerendo ciò che l’immagine cela, l’interiorità che si nasconde nelle sinuose linee dei contorni dove si frange l’ombra, la luce della sua “pittura madreperlacea” come notava Bruno Caruso, sa ogni volta magicamente trovare con l’alchimia del suo impasto, timbri inusitati, assume forme e colori mutanti, trasforma l’immobilità degli oggetti in corpi in movimento, prodotto appunto da quella vibrazione cromatica che trascorre col tempo del suo sguardo e dei suoi stati d’animo.
C’è in lei, nella sognante Bice, un’anima femminilmente indocile e caparbia che cerca la verità delle cose che vede e del suo rapporto con ciò che la circonda , l’esigenza di conoscere e capire, trovare l’interiorità, l’anima delle forme naturali e degli oggetti che vivono intorno a lei, ciascuno con la sua storia e con la sua necessità, nella quale si adombrano gli uomini e le donne mai presenti nei suoi quadri se non, e raramente , come maschere (ricordo il pannello Maschera presentato in questa stessa Galleria nella personale del 1999 ); persone che solo la nostra fantasia fa abitare nei suoi interni famigliari dove finestre aperte alla luce rivelano oggetti e arredi di raffinato gusto e assemblaggio, composizioni floreali con libri, vetri e bottiglie, quadrerie e tappeti che mani sapienti hanno disposto trovando armonie in infinite variazioni di cui ciascuna è richiamo al profumo della presenza che non vediamo. La sua cifra e la sua tematica si sono rivelate nel corso di una esperienza pittorica che sorprende appunto per la coerenza stilistica e il dominio delle sue variazioni trionfanti negli interni come paesaggi dell’interiorità.
Questa volta invece il suo velario si leva sul teatro urbano di una città nevrotica e imprendibile, ibrida e sempre nuova che sbalordisce nei suoi squarci panoramici e sbiadisce nel cuore degli interni dei palazzi dove la storia ha visto i suoi fasti. La pittrice la ha attraversata cercando altre immagini e altri interni dove la storia si è fermata al tempo già vissuto e ha lasciato quel segno visibile dal quale traspare l’anima che vive nascosta anche nel degrado e nell’abbandono più fascinoso da cui Bice si lascia incantare per farne quadro e memoria : immagine altra dove aleggia il colore del respiro e l’atmosfera inquietante di un silenzioso richiamo al presente e alla realtà urbana capace ancora di suscitare il sogno, di consentire al nostro immaginario di penetrare appunto nella profondità dell’anima urbis.
Ed ecco il Genius loci che strozza il serpente uscito dal labirinto della storia che ha prosciugato anche le balate della Vucciria nella piazzetta del Garraffo e, a lui in contrappunto, il Carlo V livolsiano di Piazza Bologni che giura fedeltà ai privilegi dei panormiti di allora, mentre altre statue di piazze e fontane raccontano vicende umane e avvenimenti eternati dai bronzi e dalle pietre. Fontane e giardini che riportano ai genoardi antichi e parlano la modernità come nella scenografica Fontana della Piazza Pretoria, nella sinuosa vasca del Museo Salinas dove il tritone che abitava un tempo nel cortile del Palazzo reale, ora annunzia le meraviglie archeologiche che vi si conservano. Interno all’aperto , questa corte porticata dell’ex casa dei Filippini, cui fanno eco quello di gusto rocaille di Palazzo Sant’Elia e il sontuoso disastro di Palazzo Bonagia con la sua aerea scalinata che si perde nel vuoto. Questo suo personalissimo modo di osservare e restituire opere d’arte e monumenti, si potrebbe dire un vedutismo di ritorno, itinerario urbano che si fa appunto paesaggio dell’anima; Bice lo annuncia già nei girali come specchio parabolico della grande vasca delle ninfee dell’Orto Botanico e nel silenzio scintillante del Giardino Garibaldi dove fanno capolino i merli ghibellini dello Steri chiaramontano. Esterni di grande fascino urbanistico, vissuto come gioia della memoria, si corrispondono nella grandiosità nostalgica dei grandi saloni dei palazzi nobiliari che dalla Galleria di Palazzo Ganci con le sue memorie gattopardiane splendenti di ninfe e boiseries , al salone degli specchi deformanti della Villa dei mostri a Bagheria e fino al salottino alla cinese di Palazzo Mirto fanno pendant ai raffinati interni serpottiani. Popolati di dame inneggianti alle virtù negli oratori e presenti negli eccessi dei marmi mischi e tramischi si dilatano in giuochi prospettici e irrazionali come nelle perfette geometrie spaziali delle Chiese della Concezione e di San Saverio, dove le allusioni ai paesaggi esotici richiamano la presenza inusitata della Casina Cinese alla Favorita la cui eccentrica architectura picta, tra i giardini e gli esemplari di “dracena draco “, riconduce alle terrazze soleggiate di Villa Niscemi e al richiamo azzurro del vicino golfo di Mondello. Memoria Liberty che si ritrova materializzata nelle vie e nei palazzi della espansione novecentesca della città come nel Chiosco basiliano di Piazza Massimo e che nel centro storico ostenta altri spazi insoliti ed edifici orientaleggianti come San Giovanni degli Eremiti e San Cataldo, le cui rosse cupole segnano fortemente il paesaggio urbano dove, tra i palmizi e le altre essenze non soltanto mediterranee , si assemblano secoli e culture così strettamente connaturate da formare un ibrido unicum inscindibile di sconvolgente attualità antropologica.
Con questo suo attraversamento pittorico della città, condotto con grazia e leggerezza, Bice Triolo mette a confronto secoli e culture, stili e concezioni estetiche nei quali Palermo rivela la sua anima per vocazione multiculturale, la sua solennità e la sua miseria, e affidando alle sue tele tanto fasto e tanta storia sembra chiedersi e chiederci il perché di tanto abbandono, insinuando con ingenua genialità la grande vergogna della “munnizza” straripante dai contenitori depositati con crudele indifferenza tra i portali delle chiese e proponendo l’immagine dei Cassonetti di

San Domenico a Piazza Meli come concreto esempio di ogni possibile andito di vie e piazze dove occhieggiano anche i ruderi bellici con i quali la mia e le più giovani generazioni sono cresciute e hanno convissuto, continuando a considerarle parte integrante e rammemorante della condizione urbana. Ci rivela anzi che oltre ai più famosi “diavoli della Zisa “ esiste anche un “diavolo di Ballarò” bi-teste e danzante che sghignazza dal muro-immondezzaio dove è stato dipinto da una mano allegramente ironica , soddisfatto di tanta lordura e confusione storica e politica di cui Palermo è divenuta emblema e non soltanto della Sicilia.
La sua garbata ironia ripara poi con nuova grazia che si fa carezza, dopo il pugno di giusta indignazione che ci ha propinato, presentandoci due tele con le delicate immagini degli intarsi floreali e delle splendide maioliche con cui i nostri antenati sapevano adornare i luoghi pubblici e privati nel culto di quella bellezza che rende meno greve il corso dei giorni. Quasi in punta di piedi ci reintroduce poi nel più attuale interno di una casa amica , in un salotto discreto di penombre e oggetti d’arte che coerentemente richiama alla sua poetica e al suo stile, e invita all’incontro e alla conversazione “gerbiniana” che garbatamente scorre come l’acqua alla luce espressionista delle sue emozioni cromatiche felicemente incise nella nostra memoria estetica.

                                                                                                               Piero Longo

* OPERE