* MOSTRA Collettiva / Tanto va la gatta all'arte...Ventisette artisti raccontano i gatti HOME / LA GALLERIA / LE NOSTRE ESPOSIZIONI / CALENDARIO / PRESS / CONTATTI
* COPERTINA



* DATE
Dal 08 giugno (inaugurazione ore 17:00) al 28 giugno 2017




* ARTISTI

Rosario AMATO, Giacomo ANGILETTI, Barbara ARRIGO, Daniela BALSAMO, Peter BARTLETT, Massimo CAMPI, Marta CANNIZZARO, Ilaria CAPUTO, Salvatore CAPUTO, Salvo CATANIA ZINGALI, Giulio CATELLI, Pascal CATHERINE, Zino CITELLI, Liliana CONTI CAMMARATA, Giuseppe CUCCIO, Irene FALCI, Elena FERRARA, Cristiano GUITARRINI, Anna KENNEL, Gaetano LO MANTO, Daniele MESSINEO, Sarah MIATT, Franco PANELLA, Vincenzo PIAZZA, John PICKING, Luca RAIMONDI, Bice TRIOLO


* DESCRIZIONE

COMUNICATO STAMPA

La Galleria Elle Arte di via Ricasoli n°45 , Palermo, comunica che
giovedì 8 giugno alle ore 18,00 sarà inaugurata la collettiva di pittura:

Tanto va la gatta all’arte...
Ventisette artisti raccontano i gatti

a cura di Salvo Ferlito e Laura Romano

 
La mostra ospita opere di:
 
Rosario Amato, Giacomo Angiletti, Barbara Arrigo, Daniela Balsamo, Peter Bartlett, Massimo Campi, Marta Cannizzaro, Ilaria Caputo, Salvatore Caputo, Salvo Catania Zingali, Giulio Catelli, Pascal Catherine, Zino Citelli, Liliana Conti Cammarata, Giuseppe Cuccio, Irene Falci, Elena Ferrara, Cristiano Guitarrini, Anna Kennel, Gaetano Lo Manto, Daniele Messineo, Sarah Miatt, Franco Panella, Vincenzo Piazza, John Picking, Luca Raimondi, Bice Triolo.

 
Il gatto è probabilmente l’animale che ispirato di più l’opera di scrittori, pittori e scultori di tutti i tempi che, sedotti e incuriositi dalla sua natura enigmatica e inafferrabile, dalle sue movenze sinuose ed eleganti, dal suo spirito al contempo domestico e selvatico, lo hanno rappresentato e celebrato in tutte le forme di espressione artistica, dalla pittura alla scultura, dal cinema alla musica, dalla letteratura al mondo dei fumetti .
Adorato nell’antico Egitto, beniamino dei marinai, che lo utilizzavano sulle navi come antidoto contro le tempeste nella Grecia Classica, animale da lavoro e da compagnia in epoca romana, odiato nel Medioevo e riabilitato nel Rinascimento, il gatto simboleggia da sempre la libertà e l’indipendenza, la curiosità e la vivacità.
La collettiva racconta i gatti secondo l’interpretazione di ventisette autori che si sono confrontati con il mondo felino e le sue infinite sfumature, ciascuno contestualizzando il tema della mostra all’interno della propria cifra espressiva.
Un imperdibile appuntamento per i gattofili, gli amanti degli animali e gli appassionati d’arte!
In esposizione pitture, sculture, fotografie e oggetti d’arte.
La mostra si protrarrà fino al 30 giugno 2017.
Ingresso libero. Orari: dal lunedì al venerdì 17:00/19.30. Chiuso sabato e domenica.

Per informazioni tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it ; website: www.ellearte.it


 


* INFORMAZIONI

La centralità del gatto nell’immaginario artistico è un dato acclarato da almeno quattro millenni. E’ proprio nell’antico Egitto, infatti, che per la prima volta il più piccolo dei felini viene elevato al rango di soggetto ispiratore di opere d’arte, essendo celebrato visualmente quale incarnazione della dea Bastet, dea-gatta protettrice dei parti e dispensatrice di abbondanza e felicità. Un ingresso nel panorama delle arti figurative – tutto sommato – “tardivo” (soprattutto alla luce del fatto che tanti altri animali erano stati protagonisti delle prime pitture rupestri migliaia di anni prima), ma assolutamente logico e tempestivo, in quanto legato all’uscita dell’uomo dalla condizione nomade e precaria di cacciatore-raccoglitore (propria del paleolitico) e al suo definitivo accesso alla stabilità agro-pastorale e alla stanzialità urbana (tipiche del neolitico). Il gatto fa dunque irruzione nel mondo dell’arte allorché viene addomesticato per proteggere le granaglie dalla incursione dei roditori, confermando la tendenza “antropologica” a divinizzare e consacrare – per imagenes – tutto ciò che è funzionale alla strutturazione e al mantenimento della macchina sociale e dei mezzi economici alla base degli assetti di potere. Su questo “canone” (cogente dagli albori della storia non solo per la pittura di animali, ma per la rappresentazione di qualsiasi altra tipologia di soggetti e di tematiche) si innesta, ab origine artium, la proiezione soggettiva dell’artista, ponendo così in essere – nel pieno rispetto del più autentico statuto delle arti visive – un meccanismo di sentita identificazione fra l’Ego dell’autore e l’idea (che nello specifico, alla luce del pensiero greco, potremmo definire “platonica”) di “gattità”. L’adesione al dato di natura (che oggi ricondurremmo, scientificamente, nel più preciso ambito dell’etologia) e l’obbligo di rappresentazione delle idealità della classe dirigente si coniugano quindi, da subito, con l’approccio simpatetico attuato dall’artista. Parte dunque da questo inestricabile intreccio fra le ineludibili esigenze iconografiche delle élites e l’autonoma impellenza dell’espressività artistica l’ininterrotta sequenza di immagini di gatti che dalle profondità della storia è giunta fino agli approdi della contemporaneità, consegnandoci un continuum di declinazioni perfettamente in grado – epoca per epoca – di incarnare, “gattescamente”, lo spirito del tempo. Dalla esaltazione della ferinità, che è tipica della pittura del mondo antico (si guardino a tal proposito certi dipinti murali egizi o alcuni mosaici d’età romana), al conferimento di connotazioni malefiche o demoniache, che è proprio dell’arte medioevale (ma che permane, più o meno sotto traccia, fino alla contemporaneità), dalla enfatizzazione dell’astuzia felina, particolarmente ravvisabile nelle nature morte sei-settecentesche (il classico furto di cibo dalle tavole imbandite di certa pittura olandese e francese di quelle epoche), alla più recente consacrazione delle attitudini domestiche e delle doti affettive di cui i mici sono portatori, che è di fatto il dato dominante nelle rappresentazioni degli ultimi duecentocinquanta anni (ma che in vero si profila già a partire dal ‘400, come conferma la paradigmatica presenza di un gatto nello studiolo del San Girolamo di Antonello da Messina), le traduzioni visuali del piccolo felino si configurano sempre – e inevitabilmente – come il personale portato dell’Io artistico all’interno d’un ben strutturato “immaginario collettivo”. Ed è proprio in virtù della sua ormai riconosciuta capacità affettiva (tipica di un animale da compagnia, non più visto, in termini meramente utilitaristici, come guardiano o protettore di beni materiali), che il gatto continua indisturbato il suo percorso “visuale” ai nostri giorni, divenendo sempre più uno specchio fedele nel quale si riflette la psiche degli artisti. Il tutto – ovviamente – in un’ottica di assoluta predilezione per quegli aspetti del comportamento “gattesco” avvertiti come più consoni o vicini alla propria personalità. Ecco dunque il ripiegamento solipsistico incarnarsi nell’assorto abbandono cui è dedito il micio casalingo; e ancora il senso di alienazione e lo spleen – caratteristici della dimensione immaginifica di tanti artisti – specchiarsi nella condizione raminga di ogni gatto randagio e abbandonato; o la pigrizia – eletta a corrispettivo dell’otium di classica ascendenza – trovare la sua ideale raffigurazione nelle posture morbide e flessuose di cui i gatti sono mirabolanti artefici; e infine la vivacissima e giocosa reattività – di cui è capace ogni felino – farsi allegorica espressione di quegli improvvisi slanci fanciulleschi non di rado ravvisabili nell’ideare artistico. Il gatto, pertanto, come credibile alter ego dell’artista contemporaneo; come congrua rappresentazione d’una ben precisa condizione esistenziale. In definitiva, simbolo e metafora di quella agognata indipendenza comportamentale, che dovrebbe essere il presupposto obbligato non solo del fare degli artisti, ma del vivere di ciascun uomo nel coartante marasma della contemporaneità. Salvo Ferlito

* OPERE