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* COPERTINA



* DATE
Dal 27 ottobre (inaugurazione ore 18:00) al 18 novembre 2017




* DESCRIZIONE

 
LA GALLERIA ELLE ARTE DI VIA RICASOLI, 45 PALERMO COMUNICA CHE:
VENERDI’ 27 OTTOBRE 2017 ALLE ORE 18 SARÀ INAUGURATA PERSONALE DI
BICE TRIOLO
“TESORI”
a cura di Anna Maria Ruta

 
In esposizione trentuno oli di recente realizzazione che raccontano i “Tesori” cari alla pittrice, attingendo ora ai luoghi e agli oggetti della memoria, ora alle meraviglie di Palermo, sua città di adozione.
La bellezza è celebrata in ogni sua sfaccettatura, partendo da una dimensione intimista fino a sconfinare nella contemplazione degli elementi della natura o dei più amati siti cittadini, attraverso una lettura permeata di profonda sensibilità e caratterizzata dalla sua peculiare cifra stilistica.
Scrive Anna Maria Ruta nella presentazione al catalogo:
[...]la Triolo è stata finora incline ad una figurazione interiorizzata, fortemente personalizzata. Tutto è stato vissuto nell’intimo. Angoli con mobili a lei cari e consueti, tavoli, poltrone, servizi di tazze e caffettiere in porcellana, bicchieri, bottiglie uscite dalle sue vetrine, oggetti della sua tradizione e storia familiare hanno fino a ieri occupato le sue fantasie e la sua espressività [...] ma nel suo realismo visionario c’è anche altro, se è vero che da qualche tempo la Triolo si è aperta un varco verso l’esterno, prima non valicato, solo appena intravisto in lontananza da una finestra o da un balcone aperti, da un cancello socchiuso. Da due - tre anni invece è scesa in strada Bice, è uscita fuori, all’aperto e ha cominciato ad esplorare la città, non nella banalità delle solite strade, ma alla ricerca dei suoi luoghi più noti e preziosi per un suo album urbano. Le sue meditazioni pittoriche si sono così aperte all’esterno, fuori dalle pareti domestiche e la Triolo ha cominciato a seguire una sua via dei Tesori, monumenti e angoli noti e prediletti, tesori di cui va alla ricerca, per riscoprirli e fissarli sulle sue tele con la particolare angolatura del suo sguardo, con le scelte della sua mano nervosa e sicura: e il “fuori” è protagonista della sua nuova pittura. [...]
Bice Triolo è nata a Trapani. Vive ed opera a Palermo
All’inaugurazione sarà presente l’artista.
Catalogo Elledizioni, Collana Pulchra con un testo di Anna Maria Ruta
La mostra si protrarrà fino al 18 NOVEMBRE 2017.
Ingresso libero. Orari 16.30/19.30. Chiuso domenica e festivi.


* INFORMAZIONI

 
Dentro - fuori: il percorso intimo del pennello di Bice Triolo

 
Bice Triolo dipinge da tanti anni ormai, dagli anni della sua giovinezza, con passione, con tenacia, riversando nel suo album iconico le immagini del suo mondo, della sua casa, dei suoi angoli amati, dei suoi oggetti. Affetti intimi i suoi, coltivati con l’anima e la ragione ed esaltati dalla costante tensione verso una perfezione tecnica e cromatica. Eppure solo apparentemente intimi questi affetti, se si va a fondo nella sua poetica e si decifra con attenzione la semiotica dei suoi segni. Proviamoci.
Come le pittrici di un tempo, che il più delle volte con leggerezza di tocco, altre volte con segno più forte e drammatico, volgevano le proprie preferenze a una quasi ossessiva autoreferenzialità, per ricostruire con personalità di forme il proprio background esistenziale, protagoniste di una pittura di genere, anche la Triolo è stata finora incline ad una figurazione interiorizzata, fortemente personalizzata. Tutto è stato vissuto nell’intimo. Angoli con mobili a lei cari e consueti, tavoli, poltrone, servizi di tazze e caffettiere in porcellana, bicchieri, bottiglie uscite dalle sue vetrine, oggetti della sua tradizione e storia familiare hanno fino a ieri occupato le sue fantasie e la sua espressività: buone cose non di pessimo gusto, da cui soprattutto sprigiona luce e colore. Il “suo” mondo è quello che l’ha sempre interessata e che ancora l’interessa, un mondo che talora si carica d’ironia, altre volte emana un leggero spleen, un po’ gozzaniano, ma straordinariamente poetico; in altri momenti invece per le atmosfere immobili che l’avvolgono, per quei tavoli e salotti con poltrone e sedie vuote, quel mondo appare fantasmatico, imbalsamato, attraversato e abitato da invisibili ombre. È come se nel vuoto di uomini, queste ombre invisibili stazionassero pronte ad entrare, fantasmi in attesa di riprendere i propri posti nel vivo della conversazione. Ma questo è solo il desiderio della memoria, l’abbraccio a ciò che non si vorrebbe mai perdere o l’assenza umana, le penombre, il silenzio sono frammenti onirici, segnali di un voluto rifugio in un non-luogo di fronte allo sgomento del presente?
Qualcosa di surreale, di metafisico avvolge e percorre anche i vari Boschetti o il convento di S. Caterina con quel pianoforte solitario nella stanza, con quel grigiore e con quella porta aperta, come tante altre finestre e cancelli: aperti a chi, a che? Anche l’attesa allora è l’atmosfera dominante di questi angoli.
Quasi tutte le letture critiche sulla sua pittura hanno insistito sulla sua interiorità, sulla sua tenerezza memoriale, sulle sue vedute dell’anima, e queste cose ci sono nelle sue tele, ma nel suo realismo visionario c’è anche altro, se è vero che da qualche tempo la Triolo si è aperta un varco verso l’esterno, prima non valicato, solo appena intravisto in lontananza da una finestra o da un balcone aperti, da un cancello socchiuso. Da due - tre anni invece è scesa in strada Bice, è uscita fuori, all’aperto e ha cominciato ad esplorare la città, non nella banalità delle solite strade, ma alla ricerca dei suoi luoghi più noti e preziosi per un suo album urbano. Le sue meditazioni pittoriche si sono così aperte all’esterno, fuori dalle pareti domestiche e la Triolo ha cominciato a seguire una sua via dei Tesori, monumenti e angoli noti e prediletti, tesori di cui va alla ricerca, per riscoprirli e fissarli sulle sue tele con la particolare angolatura del suo sguardo, con le scelte della sua mano nervosa e sicura: e il “fuori” è protagonista della sua nuova pittura.
Sbircia da lontano Bice, seguendo un percorso di sue scelte di gusto e di cultura, enfatizzando monumenti e loro frammenti, ma dalla sua ottica interiore, dal vissuto memoriale in cui stagionano da sempre: anche ora manca l’uomo, ma la città è viva e se ne sente la presenza nascosta. Nella sua Personale del 2015, alla Galleria Elle Arte, i monumenti palermitani più noti, le chiese famose, i palazzi dei signori di un tempo, perfino angoli storici con i cassonetti ammucchiati in basso, impreziositi dall’angolatura in cui erano accatastati, hanno dominato in toto. Perle i suoi tesori, quelle che rendono Palermo famosa nel mondo, non ampi panorami, ma piccole inquadrature (sono spesso mignon le misure delle sue tele), scatti fotografici, che segmentano generalmente solo parti della visione, enfatizzandone la bellezza e la preziosità. Oggi, dopo due anni, la sua ricerca si è canalizzata a metà tra il dentro e il fuori e nei suoi quadri appaiono ancora gli angoli di sempre, gli oggetti amati, irrinunciabili, cui si sono aggiunte le oche di Villa Giulia, la collana di pomodorini, un vero e proprio gioiello, come la corona di Costanza d’ Altavilla, l’agave verde, aperta e invitante come un grande fiore. Ma vi trionfano anche nuovi squarci panoramici dall’acuto taglio spaziale: Villa Giulia, zoomata col Gasometro in una sapiente angolatura, Piazza Marina, la Palazzina Cinese, l’elegante Villa Whitaker o il poetico interno di Villa Malfitano, l’essenziale interno dell’araba dimora della Zisa di un intenso colore bruno o ancora l’angolo del salone del Villino Florio all’Olivuzza, in cui domina in primo piano l’architrave di legno quasi in torturante movimento, quasi memore delle ferite di un ignobile incendio, come in un abbraccio. Mancano nei suoi esterni i fragori dell’oggi, il caos drammatico di vite vissute con frenesia e disprezzo di sé stessi e degli altri, la velocità delle macchine: l’ultramoderno insomma. Una sola volta l’aggressività compare, ma solo nella ferocia mostruosa di un drago di legno dell’Opera dei pupi: tesoro anche questo.
La vera modernità ed essenza della pittura di Bice sta in fondo nel suo modo di rappresentare il mondo, esaltandolo con i suoi tocchi di pennello sfrangiati, screziati, che rompono la pacata armonia delle sue immagini: qui esplode tutta la modernità del suo segno. Predilige le tonalità pacate,la tenuità dei colori chiari, del verde che è desiderio, del bianco simbolo della luce, ma è l’incisività, la forza del segno che colpisce nelle sue opere, la forza con cui con la punta della spatola e del pennello incide e fissa sulla tela, come in rilievo, su fondo bianco, le sue icone, con formule sintetiche, ma con vibrazioni dinamiche: il suo pennello fa vibrare cose e colori e scava per giungere nel profondo, per capire oltre che ricordare.
Ricchi contorni materici segmentano e separano le varie parti delle composizioni, con un sapiente taglio dello spazio e anche con serpeggianti richiami all’astrazione: ancora la sua modernità. Così i colori sono completamento ed esaltazione, rivelazione e sfumatura, soprattutto nei celesti intensi del mare, nei verdi degli scorci silvani o campestri, nei marroni e negli scuri dei notturni: e oggi ci sono anche i neri del fondo dei piccoli formati. Poesia del colore.
In queste sue predilezioni figurali e coloristiche giocano un ruolo significativo naturalmente gli effetti di luce (la luce sprigiona da ogni elemento), ottenuti con il suo solito scavo paziente: non a caso in una sua tela fa omaggio ai tubetti dei colori, agli strumenti della sua pittura.
Vissuto personale di donna, pittura di genere la sua ?

Anna Maria Ruta

* OPERE