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* COPERTINA



* DATE
Dal 09 marzo (inaugurazione ore 18:00) al 28 marzo 2018




* DESCRIZIONE

COMUNICATO STAMPA
LA GALLERIA ELLE ARTE DI VIA RICASOLI, 45 COMUNICA CHE
VENERDI’ 9 MARZO 2018 ALLE ORE 18 SARÀ INAUGURATA LA PERSONALE DI PITTURA
PETER BARTLETT
“La luce nelle case degli altri”
In esposizione trenta pastelli realizzati dall’artista inglese tra il 2017 e il 2018
La mostra ci accompagna lungo un percorso accattivante e misterioso attraverso il quale, in un gioco sospeso tra osservazione della realtà ed immaginazione, l’autore si ispira ad alcuni scatti fotografici di interni di case a lui sconosciute, ricreando atmosfere ed esaltando i dettagli che colpiscono la sua vena creativa.
Una sorta di sguardo indagatore, il suo, che costruisce un racconto per immagini, indugiando su particolari ed impressioni che si ergono a protagonisti delle sue opere.
La tessitura morbida del pastello si rivela la tecnica più adatta alla raffigurazione di questo limbo rappresentativo in bilico tra la realtà ritratta nelle fotografie degli ambienti e l’elaborazione artistica intrisa della cifra pittorica dell’autore.
Agli interni palpitanti di vita e quotidianità, nei quali la presenza umana è sottesa, fanno da contrappunto desolati paesaggi urbani, per lo più notturni, densi di luci che sembrano alludere alla dimensione “on the road” di un viaggio verso nuovi luoghi che offrano un approdo alla curiosità artistica dell’autore.
Bartlett vive ed opera a Cortona (Arezzo).
L’artista sarà presente in galleria il 9 e il 10 marzo.
La mostra si protrarrà fino al 28 marzo 2018
Ingresso libero : Orari:16.30\19,30 (chiuso domenica )
Per informazioni:Tel. 0916114182; email: ellearte@libero.it; website: www.ellearte.it


Nota biografica
Peter Bartlett nasce a Somerset, nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, nel 1953. Studia pittura presso il Somerset College of Art e il Wolverhampton Polytechnic. Per più di vent’anni insegna Pittura, Incisione, Serigrafia e Storia dell’Arte nella sua città natale e presso altre Accademie di Belle Arti in Inghilterra, dedicandosi sempre e comunque all’attività pittorica.
Nel 1993 visita per la prima volta l’Italia e rimane colpito dalla bellezza dei suoi paesaggi e dalla ricchezza della sua cultura e della sua storia. Nel 1998 vi si trasferisce definitivamente, scegliendo di vivere a Cortona in Toscana. Nei suoi frequenti viaggi approda anche in Sicilia, dove rimane affascinato dalle preziose testimonianze del periodo arabo e normanno e dalla sua straordinaria raffinatezza culturale.
Le suo opere sono state esposte in mostre personali a Roma, Palermo, Cortona (AR), Pisa, Teramo, Edimburgo, Londra, Bristol, Los Angeles, Barcellona, Somerset.
Della sua pittura hanno scritto, tra gli altri: Tommaso Romano, Aldo Gerbino, Simonetta Trovato, Eleonora Chiavetta, Salvo Ferlito, Lionel Philips.




* INFORMAZIONI

PETER BARTLETT - Doppia visione
 
Cos’è che vediamo? Cosa vogliamo vedere? Quale attesa c’è nel guardare quello che è stato visto da un’altra persona e riportato in una forma pittorica su una superficie? Ognuno di noi ha uno sguardo al mondo, una propria visione che è fatta di pregiudizi, attese ed anche impulso partecipativo.

Qui ora c’è un pittore. Ebbene, in questo caso, il processo di lavoro di Peter Bartlett ha una particolarità, quella di rappresentare scorci di contesti domestici reali (per reale intendiamo qualcosa che esiste o che è esistito fisicamente), a partire dalla ambigua mediazione di una foto digitale, scattata per di più da altri.
Diceva Diane Arbus: “una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere.”

Bartlett, dunque, non ha osservato direttamente il “mondo”, ma fotografie altrui. E poi ha disegnato. Esplorando con i pastelli il segreto di un momento istantaneo che ferma la realtà fisica in una delle sue possibili strumentali ed ingannevoli prospettive, tra le imperfezioni dello scatto e l’infedeltà della risoluzione e dei pixel. E le ignote intenzioni dell’altro.

Se quello che l’essere umano desidera di più conoscere sono i segreti, Bartlett potrebbe essere colui che condivide con noi dei segreti di altri e ci li rivela. Ma quanto è fedele questa rivelazione? Quanto potrebbe esserlo? Ci svela qualcosa oppure confonde? Omette particolari? Distorce? Ci aiuta a ricostruire il reale o inventa? È una nostra spia o fa il doppio gioco?

Quella che sia l’intenzione di Bartlett, un assunto pressoché oggettivo è la sua non conoscenza (quanto meno al tempo di queste opere) dei luoghi “reali”. Ha dovuto ricostruire, interpretare la bidimensionalità di una foto, raddoppiando lo sguardo su un duplice livello. Che diviene, per noi, più che duplice.

Si prenda fiato. Guardare in un quadro quello che ha visto il pittore osservando una foto scattata da un’altra persona, che attraverso un obiettivo ha fissato, ad esempio, una finestra, è un’attività interpretativa vertiginosa. Nel momento in cui la facciamo ci rendiamo conto che non stiamo scrutando cosa c’è oltre il vetro, ma il “dentro” noi.

I quadri di Bartlett - finestre o cassetti aperti (se non chiusi, nell’attimo dell’ultimo tratto di pastello) sui “segreti” di vite altrui -, vibrano di questa tensione. I suoi pastelli, dinamici e fluidi, raccolgono e assemblano visioni di oggetti, particolari, altri sguardi, già visualizzati attraverso media elettronici. Finendo per creare, giocoforza, un’altra realtà.

Siamo dunque partecipi di un’investigazione stratificata (ma anche di un puro atto creativo) e la sua tecnica ci fa parte in causa. Siamo indotti a scomporre il disegno cercando di isolare ed identificare gli elementi che lo sostanziano, riconoscere oggetti, collocarci rispetto alla prospettiva del e nel quadro. Non tutto sarà assimilabile, riconducibile a noi. Si riconoscerà meglio quello che si conosce già, in una rivisitazione progressiva del nostro quotidiano e della nostra personale estetica; un puzzle di scoperte ed incertezze (i tratti che ci confondono, il particolare sfuggente, l’alterazione).

E se le scoperte ci portano a superare il pregiudizio dell’arte, della pittura, come fatto meramente contemplativo, l’incertezza è il luogo dove mettere in gioco il nostro desiderio di partecipazione. Riappropriandosi completamente di un quadro, aprendolo come finestra sulla propria vita, sicuri non di quanto vediamo, ma di quanto vogliamo.

                                                                                                      Dionisio Capuano





* OPERE