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* COPERTINA



* DATE
Dal 05 ottobre (inaugurazione ore 18:00) al 31 ottobre 2018




* DESCRIZIONE

 COMUNICATO STAMPA
La Galleria Elle Arte di via Ricasoli, 45 comunica che:
venerdì 5 ottobre 2018 alle ore 18,00 sarà inaugurata la personale di

CRISTIANO GUITARRINI
Il luminoso ardore
Cristiano Guitarrini e la luce di Palermo

a cura di Salvatore Lo Bue

 
La mostra raccoglie trentatré tra oli e acquarelli realizzati tra il 2015 e il 2018 dal pittore romano. Guitarrini , nelle sue opere, evoca e racconta una Palermo vista attraverso il suo occhio incantato di artista.
La città, da alcuni anni divenuta per l’autore soggetto di elezione al centro di una ricorrente ricerca, viene mostrata in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, tra consapevolezza e speranza.
Il percorso espositivo si snoda tra suggestivi scorci cittadini, riveduti attraverso il filtro di una memoria d’amore che anela ad un ritorno.

Scrive Lo Bue nel testo in catalogo: [...] Credo che pochi pittori abbiano saputo cogliere la natura nascosta, l’essenza irrivelata, il mistero doloroso e gaudioso, il cuore di pietra di Palermo.
Egli ha capito la “Solitudine verticale” della città, che non essendo stata la sua culla sembra oggi essere divenuta la sua casa; egli ha carpito in “Promesse” la sua indefinitezza, il suo consumarsi in una luce insieme diurna e crepuscolare, il suo divenire progressivamente la sua propria morte, conservando la parvenza di una sua antica nobile essenza; si è impadronito della sua anima, dell’anima di Palermo che ha la solenne potente chiusura delle “Mura delle cattive” e insieme l’apertura dei nuovi orizzonti che si intravvedono nell’arco della “Speranze oltre le mura”. [...]

Cristiano Guitarrini vive ed opera a Bracciano (Roma).
Della sua pittura hanno scritto, tra gli altri, Aldo Gerbino, Pedro Cano, Claudio Strinati, Alessandro Kokocinski, Milton Hebald, Piero Longo, Salvatore Lo Bue.

L’ autore sarà presente in galleria, per incontrare il pubblico, il 5 e il 6 ottobre
La mostra si protrarrà fino al 31 ottobre 2018.
Ingresso libero. Orari 16.30/19.30 (chiuso domenica)

Per informazioni : tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it ; website : www.ellearte.it




* INFORMAZIONI

 IL LUMINOSO ARDORE

Cristiano Guitarrini e la luce di Palermo


L’anima dell’artista

Ogni artista ha due anime. Due grandi rami da una sola radice. Una mente doppia che lo rende diverso ma non migliore, separato ma non diviso, lo stesso ma insieme diverso da tutti gli altri uomini. Una schellinghiana energia geniale lo traversa e lo governa, assegnando a questo strano essere umano uno strano ma sacro destino: quello di costruire un universo nuovo, differente da ogni altro universo, costituito dagli interminati spazi, dai sovrumani silenzi e dalla profondissima quiete della sua Opera, che è e rimane la sua vera vita, l’espressione della sua anima vera, il ritratto perfetto del suo cuore. Nel puro istante della creazione, l’anima dell’artista si separa dall’anima dell’uomo comune che egli continua ad essere. E comincia il cammino della sua avventura che non è solo umana, ma dettata dalle ragioni della Verità che egli intende trovare, comprendere e rivelare.
Osserviamo Ragioni di restare, vera e propria Ouverture di questa mostra. Non è un autoritratto, ma la immagine perfetta del trans-umanar che accade a ogni artista. L’autore si ritrae comodamente adagiato su una invisibile seggiola. Le mani strette in grembo danno un senso forte di immobilità. Egli “consiste” nella sua sola umanità, quasi oppresso dal peso del corpo. Ma impalpabile, senza che quasi la prima anima se ne accorga, emerge e vola in alto, chiamata da qualcosa o da qualcuno, la seconda anima, che vola verso la luce, accolta dal giallo di Cristiano Guitarrini unico per densità, significato e potenza simbolica, e si appresta a concepire quello stesso quadro dal quale è generata.
Abbiamo noi tutti tante ragioni per andare o fuggire. Il "Poietès", come ogni creatore, ha solo ragioni per restare: il suo compito è rivelare, nella forma, il fondamento della Vita, il volto della Verità.


Il mistero degli incontri

Come accade in Corrispondenze, forse il più sottile mistero della nostra esistenza è il mistero degli incontri. Decide del cammino da intraprendere, decide della meta da perseguire. Quella dolce figura del dipinto, senza età e senza nome, non sai se sia una bambina o una giovane donna, eterea nel bianco di un vestitino che si confonde con la chiarezza del paesaggio in cui è immersa, misteriosa nel suo sguardo che interroga senza timore, è l’apparire stesso della vita. Dopo averla incontrata non saremo più gli stessi, muterà tutto in noi, la cercheremo per sempre quella immagine generata dal chiaro groviglio di strade segno del nostro vivere in un luogo che ci riconosce e in cui ci riconosciamo. Lei è l’Altro che dà senso alla nostra vita, perché incontro è Amore, l’incontro è innamorarsi, trovare l’altro da sé che è il più profondo se stesso, perché sempre corrispondenze di amorosi sensi sono le corrispondenze dell’artista.

Innamorarsi

Innamorarsi significa precipitare nel cuore stesso dell’Amore, diventare uno con qualcosa che cerchiamo e disperiamo a volte di trovare, trovare l’elemento altro che ci faccia diventare uno e generare la perfetta compiutezza dell’anima. Innamorarsi non è mai solo questione di sesso o di genere: è sempre l’olio segreto che tiene accesa la lampada dentro di noi, che impedisce alla luce che in noi custodiamo di spegnersi. Innamorarsi è la ragione di restare, la voglia di continuare, il dovere di compiere e compiersi. Al modo "ch’ei ditta dentro" si muove la mano dell’artista: la sua notazione della vita è dettata solo da quell’entusiasmo, da quel sentire dentro il vento della creazione che impone di costruire l’Opera secondo il suo dettato.


Palermo


Ogni città è un racconto. Una storia di pietre. Un universo costituito non di parole, non di suoni, non di colori, ma di mattoni. In ogni città è rivelata l’anima di un popolo, descritta la sua natura, costruito il suo vero volto. Ogni città è un paesaggio dell’anima, il cuore di pietra che si offre per essere amato e conosciuto. Quando un cupo mormorio della terra abbatte e distrugge un paese, quelle rovine di pietra sono la cancellazione della memoria, la fine visibile di tante generazioni, la cancellazione di tante vite che sembrano inutilmente vissute.
Ogni città è il racconto di chi vi ha vissuto, sofferto, amato, generato, ma avendo aggiunto sempre qualcosa al luogo che lo ha accolto, nutrito, sostenuto, fino ad accoglierlo nel ventre della sua terra. Ogni città è il tempio in cui si celebrano i riti della Vita: un tempio fatto di quell’elemento altrettanto sacro per il genere umano che è il mattone.

Gudea impastò l’argilla nella forma
E il mattone uscì veramente perfetto.
Lasciò che trascorresse il giorno,
allora Gudea battè sulla forma per staccarne il mattone
e il mattone uscì alla luce.
Da telaio della forma sollevò il mattone
- era come la corona sacra che il di An porta in capo-.
Sollevò il mattone e in pubblico corteo lo portò al Re.
La luce chiara del dio Utu si rifletteva in esso.

Il mito sumero di “Gudea il costruttore” è una sorta di sacra ostensione del mattone. Il principio-origine di ogni costruzione, l’elemento generatore di ogni città. Dalle viscere della mitologia è tratto il segreto mistero di quelle città che sono sempre città del cuore, fatte di mattoni ma generate e create dalla mente divina attraverso la mente degli uomini.
Ci si può innamorare di una città? Può essere una città la “persona dramatis” di una storia poetica? Può persistere nel cuore di un poeta allo stesso modo di uno sguardo, di un sorriso, di un racconto, di una armonia? Nel caso di Guitarrini il miracolo si è compiuto. Credo che pochi pittori abbiano saputo cogliere la natura nascosta, l’essenza irrivelata, il mistero doloroso e gaudioso, il cuore di pietra di Palermo.
Egli ha capito la Solitudine verticale della città, che non essendo stata la sua culla sembra oggi essere divenuta la sua casa; egli ha carpito in Promesse la sua indefinitezza, il suo consumarsi in una luce insieme diurna e crepuscolare, il suo divenire progressivamente la sua propria morte, conservando la parvenza di una sua antica nobile essenza; si è impadronito della sua anima, dell’anima di Palermo che ha la solenne potente chiusura delle Mura delle cattive e insieme l’apertura dei nuovi orizzonti che si intravvedono nell’arco della Speranze oltre le mura.
In Cristiano il Teatro del sole, il quadrilatero magico che identifica la città e la colloca nella pienezza di quel “Siglo de oro” che del Teatro ha fatto chiave di lettura della Vita stessa, diventa il Teatro della Luce, la sacra immutabile perfetta quinta dove va in scena lo spettacolo della Luce stessa, intuita, dipinta, vissuta, carezzata, curata, innamorata dallo stesso artista, che affida a un irraggiungibile giallo il mistero della sua stessa nascita. E’ una luce che si oscura e si accende in Dialogo delle Ombre, che illumina il cuore di Dio in Ascoltano bianchi, che si addensa in grumi scultorei nello Stemma, che si disperde e si condensa Nell’aria, che si muove tra tenebre e ombra in Memoria, e si riconosce nella sua essenza nella Dialettica del Buio.

Il luminoso ardore

Cristiano compie un percorso arduo. Come ogni vero pittore, egli pretende l’assoluto. Rincorre il cuore di Dio. E prezioso risultato egli ottiene quando in un solo quadro racconta che cosa è il fuoco interiore, il fuoco di Eraclito, il fuoco che si cela in noi, il fuoco che è l’anima, il fuoco che arde nel portico della sua meravigliosa cattedrale. Sullo sfondo di un cielo blu macchiato da nuvole bianche, il corpo della cattedrale di Palermo riposa nella notte. Ma il suo cuore arde, il cuore della cattedrale è illuminato. Appare la luce del sacro entro il portale, l’alta torre dove hanno casa le meravigliose campane è ancor più infuocata dalla luce indescrivibile che vi si posa e regna. Nella Dialettica del buio, come in S. Giovanni della Croce, la luce del divino può nascere solo nella e dalla “Noche oscura” che pervade l’anima e che ogni artista è chiamato a illuminare.
In quella luce unica, la cifra vera di Cristiano, è raccontata non solo la scoperta di una città, ma la discoverta del sacro che ogni costruzione, secondo il mito sumerico, custodisce. Perché tutto è Tempio.
Da questa luce, che è della città ma soprattutto dell’anima del suo pittore, hanno vita le meravigliose piante di Passeggiate alla Kalsa e di Ficus Macophylla: alberi figli di quel luminoso ardore che il poeta sa sentire, intuire e dipingere con raro senso del sacro. Invitando, comunque, ad andare oltre, a guardare oltre la Finestra azzurra che, come il fiore azzurro di Novalis, è segno del perenne durare della poesia e del suo stesso mistero.

Palermo 1 settembre 2018.

                                                                                                    Salvatore Lo Bue






* OPERE