* MOSTRA Collettiva / Femminile plurale. Ensemble per tele e pennelli HOME / LA GALLERIA / LE NOSTRE ESPOSIZIONI / CALENDARIO / PRESS / CONTATTI
* COPERTINA



* DATE
Dal 16 febbraio (inaugurazione ore 16:30) al 16 marzo 2019




* ARTISTI

Barbara ARRIGO Daniela BALSAMO Ilaria CAPUTO Ilaria ROSSELLI DEL TURCO Anna KENNEL Bice TRIOLO


* DESCRIZIONE

CCOMUNICATO STAMPA

La Galleria Elle Arte di via Ricasoli n°45 , Palermo, comunica che
Sabato 16 Febbraio alle ore 18,00 sarà inaugurata la collettiva di pittura:

Femminile plurale
Ensemble per tele e pennelli

La collettiva ospita opere di:

Barbara Arrigo, Daniela Balsamo, Ilaria Caputo,
Ilaria Rosselli Del Turco, Anna Kennel, Bice Triolo

 
Il comune denominatore è la pittura che trova forme eterogenee di espressione nelle pennellate delle sei artiste in mostra.
I soggetti spaziano dalla natura morta al paesaggio, dagli interni alla figura umana e agli animali. In esposizione trentasei opere di grande, medio e piccolo formato, che raccontano modi diversi di fare arte al femminile.
Scrive Eleonora Chiavetta nel testo di presentazione: [...] Siamo di fronte a meditazioni sulla quotidianità: ognuna delle artiste è libera di esprimere e ricostruire la propria, facendo dialogare poltrone e divani fra di loro o impilando preziose tazze sbreccate, o rimandandoci il desiderio di un cielo azzurro primaverile o ritraendo compagni di vita, gatti imbronciati e cani dispiaciuti..
Nel serissimo gioco della presenza/assenza fondamentale è l’immagine della casa, considerato come spazio posseduto e non come spazio imposto: il giardino rigoglioso in cui dialogano padrone assolute alcune leggere seggiole; il conforto dell’accogliente poltrona su cui qualcuno si è seduto o siederà; la casa dalle finestre aperte illuminata dal sole; il folto delle foglie in una stanza straripante di verde e rosso al di là della domanda ormai superata sull’esistenza di una pittura al femminile, così come quella su una scrittura al femminile, rimane il fatto che, se l’arte non ha sesso, gli artisti ce l’hanno e quindi in quanto tali sono comunque collocati all’interno di una società e di una cultura che ha le sue convinzioni, convenzioni, i suoi pregiudizi, le sue regole esplicite o suggerite. Le donne, dunque, anche nell’accostarsi all’arte, non come ‘oggetti’ ritratti, né come consumatrici , ma come creatrici si sono trovate ad affrontare costrizioni, aspettative, abitudini sociali e culturali. [...] Le sei artiste presenti in questa mostra testimoniano la libertà che hanno oggi le donne di dipingere, creando un’arte che rivendica la propria identità, la propria cifra stilistica e tematica. Un sestetto di voci soliste che la Galleria ElleArte, da sempre attenta a dare spazio e a promuovere il talento delle pittrici contemporanee, riunisce per noi. Colpisce, tuttavia, che pur essendo diverse per carattere, età, scelta di tecniche, tavolozza di colori, materia prima, esiste tra queste pittrici una certa affinità. [...]
La mostra si protrarrà fino al 16 Marzo 2019.
Ingresso libero. Orari: dal lunedì al venerdì 16:30/19.30. Chiuso domenica.

Per informazioni tel. 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it ; website: www.ellearte.it
 


* INFORMAZIONI

 La leggenda vuole che le arti grafiche siano nate dal gesto istintivo di una fanciulla di Corinto, Kora, figlia di un vasaio, che una sera, vedendo alla luce del fuoco il profilo del proprio fidanzato
proiettato su un muro, si chinò a raccogliere un pezzetto di carbone e senza esitazioni ne seguì il profilo sulla parete, dando luogo a un ritratto in silhouette. Lo ricorda Germaine Greer, caposaldo della critica femminista, nel suo celebre libro The Obstacle Race. The Fortunes of Women Painters and Their Work (1979) [Le tele di Penelope. Le donne e la pittura attraverso i secoli], laddove è interessante notare come la corsa ad ostacoli del titolo inglese si sia trasformata nella traduzione italiana nella mitica tela della fedele moglie di Ulisse, eliminando, così, sia il senso vitale della corsa delle artiste verso la realizzazione della loro creatività, sia la nozione degli ostacoli che le pittrici hanno da sempre dovuto affrontare per potere seguire le proprie aspirazioni artistiche e per farsi strada nel mondo della pittura. Al tempo stesso, l’immagine della famosa tela sempre scucita e rifatta, indica una inutile ripetitività dell’atto pittorico, annullando la spinta propulsiva e il cammino della lunga storia dell’arte dipinta da donne dall’antichità ad oggi.
Perché al di là della domanda ormai superata sull’esistenza di una pittura al femminile, così come quella su una scrittura al femminile, rimane il fatto che, se l’arte non ha sesso, gli artisti ce l’hanno e quindi in quanto tali sono comunque collocati all’interno di una società e di una cultura che ha le sue convinzioni, convenzioni, i suoi pregiudizi, le sue regole esplicite o suggerite. Le donne, dunque, anche nell’accostarsi all’arte non come ‘oggetti’ ritratti, né come consumatrici, ma come creatrici si sono trovate ad affrontare costrizioni, aspettative, abitudini sociali e culturali. Ad esempio, Anna Banti, in un saggio di Quando anche le donne si misero a dipingere (1982), raccontando la storia di Sofonisba Anguissola, sottolinea come Sofonisba avesse capito che “innanzi tutto, le conveniva figurare come una damigella che dipinge, più che come una pittrice di mestiere” e che poiché nel tardo Cinquecento tutti aspiravano a farsi dipingere, le conveniva diventare ritrattista. Da un lato, dunque, la necessità di proteggersi dietro una forma meno innovativa e più mansueta, dall’altro la furbizia di accontentare, diremmo noi oggi, le richieste del mercato.
Per secoli, inoltre, riuscirono a entrare nel mondo dell’arte solo quelle che erano figlie di pittore e che imparavano l’arte a casa, osservando il proprio genitore. Figlie che ebbero la fortuna di essere sostenute da un padre che amava la pittura a tal punto da riconoscere le potenzialità artistiche di una donna. E’ questo il caso di Fede Galizia, miniaturista, di Lavinia Fontana, figlia di Prospero, ritrattista anche lei, di Elisabetta Sirani, di Rosalba Carriera, il cui padre si dilettava di pittura, non dimenticando naturalmente Artemisia Gentileschi, ben più nota oggi del padre Orazio, “una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito fra i due sessi.”
Per secoli le donne che intraprendevano il cammino della pittura hanno dovuto subire il peso del pregiudizio, del double standard ovvero della dicotomia tra ‘arte’, considerata appannaggio maschile, e ‘artigianato’, ritenuto spazio delle donne, arte maggiore, alta (maschile) e arte minore, bassa (femminile), dicotomia che oggi non credo esista più, oppure resiste ancora nella mente di alcuni critici o anche di alcuni pittori che però preferiscono tenersi prudentemente per sé tali opinioni.
Le sei artiste presenti in questa mostra testimoniano la libertà che hanno oggi le donne di dipingere, creando un’arte che rivendica la propria identità, la propria cifra stilistica e tematica. Un sestetto di voci soliste che la Galleria Elle Arte, da sempre attenta a dare spazio e a promuovere il talento delle pittrici contemporanee, riunisce per noi. Colpisce, tuttavia, che pur essendo diverse per carattere, età, scelta di tecniche, tavolozza di colori, materia prima, esiste tra queste pittrici una certa affinità.
Se vogliamo trovare un filo conduttore che unisca le opere qui riunite, mi sembra che possa essere quello della presenza/assenza, ovvero l’assenza della figura umana che però lascia continue tracce di sé ed è figura che si delinea come femminile: di una donna che si vuol godere un pezzetto di torta in santa pace, che ha lasciato gli occhiali da sole su un tavolino o che ha interrotto la preparazione delle polpette in cucina probabilmente per fermarsi a dipingerle o che ha smesso di suonare, lasciando scoperta la tastiera del pianoforte su cui campeggia un bambinello di cera. Strane nature morte assolutamente vive, colte in un momento che le sublima e le rende metaforiche: una conversazione tra peperoncini e melograno, delle conchiglie che puntano alla luna, una settimana enigmistica pronta per essere completata oppure dimenticata. Insomma, c’è una forte presenza che non si fa vedere, quasi un gioco con chi osserva il quadro, spettatore di una messa in scena, la messa in scena del vissuto di un giorno qualsiasi, in un continuo rimando di seduzione e di mistero. Il gioco della presenza/assenza si fa anche omaggio alla vigoria espressiva di un’artista come Frida Khalo, in quell’abito privo di corpo, ma che al corpo rimanda. Un corpo, per altro, martoriato e mostrato dalla pittrice messicana senza auto compassione. Atto di omaggio, forse, alla tradizione pittorica cui si sente d’appartenere. E anche in questo caso la straordinaria sintonia che permea le opere di questa mostra, fa sì che un’altra artista, dipinga una vivace camicia appesa, rimandando a un altro corpo, assente anche questa volta, ma presente nella sua rotondità.
Le uniche tre figure femminili esprimono anch’esse un senso di libertà, presentando una donna non più giovane e non snella come vorrebbero i dettami della moda che prende il sole in solitudine sulla spiaggia di Mondello, o mostrando di sé solo un dettaglio: labbra che non sorridono né parlano né pubblicizzano prodotti seduttori, ma semplicemente sono. E se nelle pubblicità spesso il corpo della donna è spezzettato in parti ad uso dello sguardo maschile, qui la pittrice rivendica a se stessa la possibilità di frantumarsi quasi per sfida. La terza, poi, è una Santa Rosalia che ci volta le spalle e di sé lascia vedere la corona di fiori sui capelli. Anche questa una richiesta d’essere vista con sguardo differente.
Siamo di fronte a meditazioni sulla quotidianità: ognuna delle artiste è libera di esprimere e ricostruire la propria, facendo dialogare poltrone e divani fra di loro o impilando preziose tazze sbreccate o rimandandoci il desiderio di un cielo azzurro primaverile o ritraendo compagni di vita, gatti imbronciati e cani dispiaciuti.
Nel serissimo gioco della presenza/assenza fondamentale è l’immagine della casa, considerata come spazio posseduto e non come spazio imposto: il giardino rigoglioso in cui dialogano padrone assolute alcune leggere seggiole; il conforto dell’accogliente poltrona su cui qualcuno si è seduto o siederà; la casa dalle finestre aperte illuminata dal sole; il folto delle foglie in una stanza straripante di verde e rosso; la terrazza ricoperta di glicine.
“Le donne sono venute in eccellenza/ Di ciascun’arte ov’hanno posto cura” scrisse Vasari citando l’Orlando Furioso dell’Ariosto. E aveva assolutamente ragione.

Eleonora Chiavetta





* OPERE