* MOSTRA Collettiva / Dentro e fuori le mura. La pittura non ha confini HOME / LA GALLERIA / LE NOSTRE ESPOSIZIONI / CALENDARIO / PRESS / CONTATTI
* COPERTINA



* DATE
Dal 04 ottobre (inaugurazione ore 17:00) al 31 ottobre 2019




* ARTISTI

Barbara ARRIGO, Peter BARTLETT, Massimo CAMPI, Pedro CANO, Ilaria CAPUTO, Salvatore CAPUTO; Pascal CATHERINE, Simona CAVAGLIERI, Sergio CECCOTTI, Massimo DE LORENZI, Angelo DENARO, Cristiano GUITARRINI, Sarah MIATT, Antonio MICCICHE', Vincenzo NUCCI, John PICKING, Luca RAIMONDI, ilaria ROSSELLI DEL TURCO; Milvia SEIDITA, Tino SIGNORINI, Enzo TARDIA, Bice TRIOLO


* DESCRIZIONE

 
COMUNICATO STAMPA
LA GALLERIA ELLE ARTE COMUNICA CHE VENERDI’ 4 OTTOBRE ALLE ORE 18 SARÀ INAUGURATA LA COLLETTIVA DI PITTURA

 
“DENTRO E FUORI LE MURA””
La pittura non ha confini

 
Le opere in mostra propongono un viaggio nella pittura e nel disegno di una rosa di ventidue pittori italiani e stranieri che raccontano il loro punto di vista sul paesaggio, sugli scorci urbani e sul rapporto tra l’ambiente interno e quello esterno.
Le mura sono quelle cittadine, ma anche quelle domestiche.
Dentro e fuori dalle città e dalle case si compie l'esistenza, di cui la pittura resta una delle testimonianze umane e culturali più suggestive e pregnanti.
Il percorso della collettiva si snoda attraverso l’immaginario creativo degli artisti che hanno scelto di rappresentare un interno, un esterno o alcuni aspetti dell’interazione tra gli spazi , sviscerandone interpretazioni diverse, ciascuno restando fedele alla propria cifra stilistica ed espressiva

In esposizione opere di:

Barbara ARRIGO, Peter BARTLETT, Massimo CAMPI, Pedro CANO,
Ilaria CAPUTO, Salvatore CAPUTO, Pascal CATHERINE, Simona CAVAGLIERI, Sergio CECCOTTI, Massimo DE LORENZI, Angelo DENARO,
Cristiano GUITARRINI, Sarah MIATT, Antonio MICCICHE’, Vincenzo NUCCI, John PICKING, Luca RAIMONDI, Ilaria ROSSELLI DEL TURCO, Milvia SEIDITA, Tino SIGNORINI, Enzo TARDIA, Bice TRIOLO

La mostra si protrarrà fino al 31 ottobre 2019.
Ingresso libero. Orari : lunedì - sabato 16.30/19.30.
Per informazioni tel. +39091-6114182 / e-mail ellearte@libero.it
/ website www.ellearte.it




* INFORMAZIONI

 Armadi con cassetti. Città e alberi

di Aldo Gerbino

 
Il cassetto è una poesia / un’attenta poesia / sì / Sì / una poesia.
Conservare è una cosa difficile. / È alle volte un vizio.
[Salette Tavares, da Lex Icon, Scheiwiller, Milano 1977]

Eppure ancor oggi – un oggi in cui ben ampio si mostra l’indefettibile senso d’inquieta dislocazione prodotta dagli augeriani ‘non luoghi’ – l’immagine dechirichiana di Mobili nella valle (opera del 1927 facente parte d’una intensa teoria di olî che, a partire dagli anni Venti, appaiono legati a questo tema) possiede un’indubbia centralità nel ductus metafisico-malinconico del grande artista di Volo. Non a caso le parole pronunciate da Jean Cocteau nel suo Mistero laico apparso nel 1928, – studio condotto in parallasse su de Chirico – dicono come «tramezzi, pavimento, poltrona, armadio a specchio» si pongano, con decisione, in opposizione alla scena paesaggistica dei ruderi quale lingua della classicità greca, quasi a rimarcare «l’abbozzo di un futuro appartamento». Se tale ‘mistero’ va espunto dalla sua estetica qualità di segretezza al fine di restituirlo alla formale precisione ecco che, nel rilievo fatto da Alberto Boatto, si rende essenziale interrompere la visione estetica per potersi disporre al centro d’una stazione eminentemente etica; così insiste il vivace autore di Di tutti i colori. Da Matisse a Boetti, le scelte cromatiche dell’arte moderna e critico nel conio dello “psiconauta”: l’uomo che viaggia in un ebbro baccello di estraniamento. Difatti, uno dei pregi di de Chirico è, per Boatto, l’avere, «in pieno periodo plastico, contato più sulla morale e meno sui problemi visivi, che mettono fatalmente capo al preziosismo».
Questo simbolico e sostanziale trasbordo interno/esterno (il porsi “Dentro e fuori le mura”) e il disagio da esso prodotto su de Chirico è possibile valutarlo già nelle sue Memorie della mia vita in cui, con chiarezza, è detto: «Gli abitanti del quartiere, compresi noi, portavano i materassi fuori, in piazza, per dormire all’aperto. Anche in quell’occasione il cuoco Nicola si prodigò in mille modi; portava fuori materassi, valigie e perfino alcuni mobili». Una reversibilità attiva tra paesaggio urbano e interni che influenza quella veduta interiore sancita dalla dizione metafisica. Quando Gherardo Casini, editore romano, pubblica L’armadio 44 di Fausto Bima la copertina è dedicata, non a caso, ai ‘mobili nella valle’ di de Chirico. E d’altronde Paolo Bertoletti ricorda in Metamateria (‘Da materia d’industria a materia d’arte’, 2016) come Fausto fosse «personaggio singolare: pittore, scrittore, collezionista d’arte raffinato, intellettuale e politico non minore in un’epoca fin troppo piena di fervori idealistici e ricostruttivi. Fu amico personale di Giuseppe Saragat e del ministro Roberto Tremelloni; soprattutto amico, collezionista e discepolo di Giorgio de Chirico (forse il suo unico allievo) e di quel grande uomo europeo “ante litteram” che era Alberto Savinio, come noto di Giorgio de Chirico fratello e, in qualche misura, rivale». Qui, l’armadio, simbolo centrale del colloquio tra arti e morale, tra estetica e industria appare numinosamente; nel suo «fondo… dissimulati, dagli abiti che vi sono mollemente adagiati come le classiche statue dei fiumi, si scorgono quattro cassetti. Nel primo, vi sono i guanti e le sciarpe dei ricordi. Uno stantìo profumo di esperienza (…). Nel secondo stipo sono conservate, su un tenero fondo di ovatta, alcune sfere variegate e iridescenti: son delicate speranze - insiste Bima - che ognuno cela gelosamente e custodisce in segreto.»
Tali segreti in forma di “sfere variegate e iridescenti” serpeggiano nei ventidue artisti coinvolti nella pittura di Dentro e fuori le mura: ora nella pienezza d’una realtà esterna profondata nella natura (Picking, Nucci, Raimondi, E. Tardia, De Lorenzi, S. Caputo, Denaro, Catherine) ora nella mescolanza di lacerti visivi agitati da icone naturali e urbane oppure in suggestioni architettoniche rese clasticamente intime tanto da rappresentare veri e propri interni (Ceccotti, Campi, Guitarrini, Cano, Miatt, Signorini, Bartlett) o, per sfociare in uno spazio intimo (Triolo, Seidita, Miccichè, Rosselli Del Turco, Cavaglieri, Arrigo, I. Caputo) pronto a restituirci la percezione delle cose, l’appartenenza alla loro vibratile esistenza quale proiezione spirituale. Essa abita e imprime il proprio segno in oggetti, in costruzioni, in arredi, in decori o nella luminosità di una finestra aperta alla luce, o nei camminamenti crepuscolari di un giardino. Panorami, aerorami, cielorami dicono dello sguardo che supera il confine delle nostre mura e dove, all’interno di queste, s’accendono luci d’altri vasti sentieri visivi. Ma vi sono ancora quegli spazi che Marco Vallora, in un testo per Silvio Lacasella (1997), definisce ‘impronte di paesaggio’, cioè: «Paesaggio non visto, non ritratto» dove «luce e colore subito se ne appropriano fino a cancellarlo». Dalla retina, sì, ma non dall’anima.

[ag] Palermo autunno del 2019



* OPERE