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IGNAZIO CAMILLERI ~ I QUATTRO CANTI, ANIMA E DESTINO DI UNA CITTA’

IGNAZIO CAMILLERI ~ I QUATTRO CANTI, ANIMA E DESTINO DI UNA CITTA’

Date
  • 18 aprile - 03 maggio 2008

Location
Mostra personale
18 aprile - 03 maggio 2008

Descrizione

[…] Ignazio Camilleri ferma proprio sui Quattro Canti il suo sguardo e la sua mano: per lui, come per Sciascia nel Cassaro, in quel solo luogo è la sua percezione di Palermo. La osserva da e attraverso quel solo monumento, che delinea da molti punti di vista e prospettive, con un continuo esercizio di stile, creando un vero e proprio ritratto di città: talvolta è proprio necessario osservare le cose, puntando con la lente di ingrandimento su un particolare privilegiato piuttosto che su un altro.
Il suo segno con una sintassi limpida e dinamica la fa da padrone su sculture, architravi, architetture, quasi danzando per l’immediatezza percettiva che gli fa cogliere e rappresentare subito ciò che lo colpisce e gli interessa. Con serpentine d’inchiostro e con delicate stesure di acquarelli, ma sempre con essenzialità di linea e con grammatica semplificata Camilleri crea delle ossature architettoniche dinamiche, leggere, trasparenti, che sembrano aver perduto tutto il peso che una storia di prepotenze e violenze ha loro impresso. Libera il luogo da tutti gli orpelli di cui l’uomo nel lungo e lento fluire della storia lo ha caricato, lo libera dal caos della vita odierna: suoni, frastuoni, smog, via vai distratto e insensibile alle cose, e lo libera dall’uomo stesso, contaminatore della bellezza che egli stesso ha creato, assente nei suoi disegni: i quattro angoli vivono nel silenzio e della loro sola Forma. Guidato da un canone di razionalità, che mira all’ordine e che rivela l’amore per un’architettura, che si faccia simbolo di perfezione e di limpidezza cognitiva, nei Quattro Canti l’artista vede il nucleo generatore della perfetta organizzazione urbanistica di una città ideale e di Palermo nella fattispecie, che essi, veri emblemi di regolarità rigorosa, dividono in quattro quartieri o mandamenti. Se vedere significa introiettare e conoscere, per rappresentare secondo i modelli culturali individuali, questo sguardo, che si moltiplica e insiste su una stessa visione variandone solo i particolari, rivela lo sforzo di una conoscenza che vuole immergersi nel profondo, che vuole penetrare nei meandri più segreti dell’essenza del reale, e in questo caso di una città che ne è metafora.
In questo esercizio di approfondimento a Camilleri si dipanano certo davanti tante immagini classiche di Palermo, specialmente quelle settecentesche, che viaggiatori stranieri, affascinati da una natura e da modelli architettonici ritenuti esotici, tracciavano con la matita e qualche volta con l’acquarello con altrettanta leggerezza e rapidità. Vengono in mente i disegni di Goethe e di Kniep del 1787, che ritraggono paesaggi e monumenti della Sicilia e che danzano con estrema trasparenza e dinamismo sulla carta, come quelli di Camilleri, ma vengono in mente anche le proiezioni prospettiche di Luis Jean Desprez, tra le quali si distingue una veduta dei Quattro Canti del 1785, o La piazza Ottangolare, incisa dal Bova nel 1761 su disegno di un autore ignoto, ma possono anche ricordarsi un piccolo olio di Giovan Battista Carini (1836) e la trionfale angolazione della piazza offertane da Pasquale Mattei ne Il carro di S. Rosalia del 1855, in cui veramente quest’angolo di Palermo esplode nella sua barocca bellezza e nell’imponenza di una folla, che ne decreta lo spessore storico.
E Camilleri nei suoi acquarelli rivela un gusto barocco, studiati e ricercati come sono nei particolari, esaltati dai caratteristici verdi degli sfondi, che ha usato sempre nei suoi dipinti ad olio, sia nell’evocazione delle campagne siciliane, dove pure si avvertiva questo assillante bisogno d’ordine nell’ allineare e nel sezionare le colture, sia nelle immagini della stessa Palermo, altre volte esposte, con varietà di particolari e di vedute.
Con il suo classico verde tendente spesso al celeste, si impongono i delicati gialli rosati declinanti verso l’arancione, che ricreano la sensazione d’afa nebbiosa, di leggero velo, che certo sole estivo accecante produce sfumando e alleggerendo le immagini. Camilleri si impegna anche nelle prospettive lunghe verso la Porta Nuova o verso la Porta Felice, entrambe ritratte in singole icone, l’una in un’esplosione di rosa-arancioni appunto, l’altra “felicemente” colta con un’inquadratura in leggero diagonale e con elegante e insieme delicata imponenza architettonica, e si perdoni l’ossimoro.
Preferisce più spesso un solo Cantone, che ritrae da varie angolature, ora zoomandone taluni elementi, ora cogliendolo nella facciata, altre volte aggiunge frammenti di uno o due altre facciate insinuandosi dall’alto nella raggiera di strade che da essi si dipartono, per creare intriganti varchi verso l’ignoto, verso i misteri che la città nasconde e custodisce dentro di sé: in due, per esempio, lo sguardo si allarga fino a far riconoscere la piazza Pretoria. Incastri figurativi, in cui a trionfare è il colore, che l’acquarello lascia a volte scomposto e mosso, a macchia, creando interessanti soluzioni di sfumature, che lasciano intuire più che raffigurare. Dinamizza così angoli, nicchie e cornicioni, per dar vita, in assenza dell’uomo, a pietre, statue e lampioni. Le statue, non più simboli del potere o della religione, ma attenti geni protettori dei luoghi, appaiono quasi animate, pronte a uscire dalla concavità che le custodisce, a parlare tra loro in un silente, intimo colloquio. Altrove però il colore si adagia perfetto e pulito sul foglio richiamando l’esercizio delle chine. Le chine certo consentono meglio quest’animazione e consentono una maggiore ampiezza di visione e una maggiore nettezza di particolari offrendo nuove possibilità espressive alla penna di Camilleri, che risfodera dopo molti anni questo esercizio, ritornando ad una passione giovanile fatta a lungo decantare.[…]

Anna Maria Ruta

La creatività che distingue Ignazio Camilleri, pittore e disegnatore di città e paesaggi siciliani, si manifesta nella duplice potenzialità del suo agire estetico funzionale ad una ricerca che, tra invenzione e ricognizione, sa restituire l’immaginario nel quale la realtà indagata e vagheggiata diviene altro da sé conservando la sua originaria riconoscibilità.
Essa si materializza nella singolare sintesi delle sue opere che, attraverso l’uso delle tecniche tradizionali e la specificità della pittura, sembrano sfidare consapevolmente il divario tra figuratività e astrazione costituendosi nello spazio assoluto della forma.
Nel suo caso, la scelta del tema geo-topografico-urbanistico, diviene perciò elemento chiave di una creatività tesa a cogliere proprio quel divario che,tra rappresentazione e astrazione,consente all’immaginario di misurarsi con la realtà del paesaggio e degli ambienti urbani le cui forme apparentemente definite nello spazio, sono invece diacronicamente mutevoli e sfuggenti non soltanto alla percezione visiva ma soprattutto al flusso discontinuo dell’emotività che con essi interagisce, interpretandoli diversamente, in relazione al variare della stessa luce atmosferica e dei singolari stati d’animo che determinano la nostra disponibilità percettiva.
Forme e colori nella variabilità spaziale della visione costituiscono infatti l’incipitario delle nostre percezioni e si rivelano in modo particolare alla sensibilità del pittore che li vagheggia e li restituisce non soltanto per comunicare le sue emozioni, ma soprattutto per affidare all’immagine che lo ha sedotto, quella sua idea del mondo e della realtà oggettivandola nella assolutezza cromatica della nuova forma ineffabilmente trovata.
[…]Nei disegni a china soprattutto sembrano essere vincenti le strutture architettoniche che ne determinano la forma mentre l’incanto cromatico, creato dalle trasparenti alchimie dell’acquarello, suggerisce ritmi e atmosfere che quella stessa forma dilatano e scompongono, accorpano e distorcono riconducendo, come in un volo atemporale, passato e presente di una storia pietrificata che parla la lingua della bellezza ignorando il disastro circostante e il suo stesso degrado. Non a caso, né le chine né gli acquerelli mostrano presenze umane in quello che era il centro direzionale della città “felice” ora divenuto un punto nodale del traffico urbano dove i cittadini non si incontrano e anzi passano senza vedersi e vedere , chiusi nelle vetture che appestano l’aria e inquinano l’offuscata bellezza che l’artista sa riconoscere ancora e astrarre dal contesto della negatività per ricondurla allo sguardo propositivo che la ricompone nella realtà visiva delle sue immagini.
[…]

Piero Longo

Comunicato Stampa

La Galleria Elle Arte di via Ricasoli, 45 comunica che:
venerdì 18 aprile alle ore 18.30 sarà inaugurata la mostra

IGNAZIO CAMILLERI
I Quattro Canti
Anima e destino di una città

La mostra, promossa dalla Provincia Regionale di Palermo ed ospitata dalla Galleria Elle Arte, raccoglie trentotto opere, tra acquarelli e inchiostri recentemente realizzati dall’artista, nato a Cefalù nel 1938.
Proprio quest’anno cade il quattrocentenario dall’inizio dei lavori per la realizzazione dei Quattro Canti, su progetto dell’architetto toscano Giulio Lasso, ricorrenza che ha ispirato al maestro Camilleri l’esecuzione delle opere in mostra.
Una visione sullo scorcio dei Quattro Canti di Palermo per vivere e osservare un sempre nuovo punto di vista, tenendo in considerazione lo studio compiuto in questi anni della topografia del territorio in connubio con l’architettura della città.
[…]La creatività che distingue Ignazio Camilleri, pittore e disegnatore di città e paesaggi siciliani, si manifesta nella duplice potenzialità del suo agire estetico, funzionale ad una ricerca che, tra invenzione e ricognizione, sa restituire l’immaginario nel quale la realtà indagata e vagheggiata diviene altro da sé conservando la sua originaria riconoscibilità […] scrive Piero Longo.
Soffermandosi sui Quattro Canti, Camilleri osserva il cuore della città, crocevia del passaggio che conduce al mare, al monte, alle antiche porte della città con la sua architettura, e prospettiva …come un continuo esercizio di stile, creando un vero e proprio ritratto di città. […]
Dolci pennellate con gli acquarelli e un tratto marcato a penna […] il suo segno con una sintassi limpida e dinamica la fa da padrone su sculture, architravi, architetture, quasi danzando per l’immediatezza percettiva che gli fa cogliere e rappresentare subito ciò che lo colpisce e gli interessa […]scrive Anna Maria Ruta .
Ad impreziosire le opere pittoriche, Matteo Collura propone la scrittura come pittura con sei manoscritti su fondo acquarellato, narrando la vita che scorre tra gli elementi naturali, i re e gli spiriti celesti custodi che si guardano ai Quattro Canti.
Oltre la dovizia dei particolari Camilleri ci presenta a tutto tondo il centro storico di Palermo attraverso la sua personale espressione poetica attraverso la sua arte.
All’inaugurazione sarà presente l’artista e intervverranno Matteo Collura, Piero Longo e Anna Maria Ruta.

Catalogo Elledizioni “Rosa dei venti” in galleria, con sei manoscritti a tema di Matteo Collura e testi di Piero Longo e Anna Maria Ruta.

La mostra si protrarrà fino al 3 maggio. Ingresso libero.
Orari: 16.30/19.30. Chiuso domenica.
Per informazioni tel./fax 091-6114182.
e-mail ellearte@libero.it; www.ellearte.it.

Palermo, 14 aprile 2008

Informazioni

CATALOGO: Elledizioni collana “Rosa dei venti” 15, pp. 48, illustrazioni 30.

PRESENTAZIONE: Piero Longo, Anna Maria Ruta.

RECENSIONI:m Mario cappelli “Cultural News” 14 aprile 2008; “Anteprima” anno III n. IV aprile 2008;”La Repubblica” Giorno e notte 6 aprile 2008; “Giornale di Sicilia” Guida Città 18 aprile 2008; Aldo Gerbino “La Sicilia” 3 maggio 2008 ; “Giornale di Sicilia” Giorno e notte 1 maggio 2008; “Giornale di Sicilia” Giorno e notte 10 maggio 2008.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy