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INTERIORS

BARBARA ARRIGO, ILARIA ROSSELLI DEL TURCO

INTERIORS

Date
  • 02 - 26 Maggio 2012

Location
Mostra collettiva
02 - 26 Maggio 2012

Descrizione

Lo squarcio intimo che, attraverso la sua discontinuità, illumina oggetti, volti, corpi di amanti e quanto si disperde ai bordi d’un tavolo disadorno, mostra, in tutta la sua pienezza, l’emozione creativa di Barbara e Ilaria. Un’emozione che prende consistenza, in modo impercettibile, da due diversi status dell’osservazione: da una parte quella sospinta nel perimetro sconsolato e magico d’un interno, dall’altra, quella che scende nella materia e nell’esposizione di essa, alimentata da una tensione metafisica, aspramente lirica.
L ’acquarello su carta Interno con oblò (2010) di Barbara Arrigo (Palermo 1979) dispone, secondo la propria estetica, un’intimità intellettuale e una natura ordinatamente collocata nella scena quotidiana, ad attrarre la sfera interagente degli affetti, delle pulsioni. Il suo racconto razionale depone ogni esercizio visivo, ogni piega del vissuto all’interno dell’abitazione dove la stanza, il divano, la grande apertura della finestra, l’oblò, lo scrittoio, diventano altare di umana espressione, di trasporto, di un bisogno. Si assiste ad un larvale ‘imprinting’ con forme care all’anacronismo, per una certa fissità straniante delle figure: quella femminile, ritratta di spalle, che guarda attraverso l’ampia apertura quadrata nell’assolutezza del silenzio; poi la stanza dalle pareti disadorne, mentre il mondo esterno offre una barriera di vegetazione, filiforme, aggrumata, in contrasto con il rilievo anonimo di un panno steso. Un corteo di grigi riversati oltre il confine dell’ambiente abitativo, mentre umori colati nel cielo plumbeo, sovraccaricano la tensione d’insieme: un modello di sofferenza o rammemorazione tracciato puntualmente in quei decisi confini della riflessione. Ri-flettersi, appunto, per Barbara, sembrerebbe un proiettarsi per riconoscersi; un flettersi per meglio comprendere, nella forzata postura esistenziale, ‘cose’ (res) e ‘fatti’ del mondo. In questo, e per questo, l’impegno descrittivo, oltre a denunciare la sua formazione culturale (Accademia, specializzazione ‘grafica’), la pone e la rimodella allo stesso tempo nel suo più profondo segmento spirituale, nel quale la descrizione (in opposizione alla valenza di minorità cui spesso è superficialmente associata) assume qualifica di motore primario. Ecco che il racconto si coagula nei suoi lavori, grazie anche alla mediazione dall’acquarello disciolto, con equilibrio, sulla porosa superficie cartacea, mostrando possibilità espressive nella dinamica del disegno, verso forze euclidee inserite nell’interazione di linee e volumi, nella disposizione assonometrica dei piani. Ma, al di là di tutto questo, esso è l’endoscheletro per gli avvicendamenti in cui corpi, figure si muovono quasi in aritmetica posizione di linee, in una sorta di visione pitagorica ove la geometria, i suoi calcoli sotterranei, aggettano all’esterno, dopo avere assorbito il chimismo del mondo, il loro messaggio simbolico, l’ “anima vitale”.
Un vitalismo tradotto nell’immagine femminile senza volto (olio su tela); il corpo che abita le pieghe del suo abito rosso, il fervore d’una memoria qui segnata dalla libreria, da minuscole foto occhieggianti dalle scansie, dal paralume spento, il tutto, lei accerchiata dalle braccia conserte, sembra essere in attesa nell’assenza di rumore. Così accade lungo l’inerzia dei due corpi stesi sul divano: quello femminile avvolto nel sonno, quello maschile navigante tra le pagine di un giornale; o, nell’altro acquarello, Sul divano, in cui la forza monocroma, appena spezzata da tocchi di pigmento senape, segna con maggiore vigore il suo marchio. Una comunicazione dilazionata, che trova la sua enfasi nell’olio che ritrae l’abbraccio scandito da linee di luce geometricamente offerte nella loro diagonalità, sghemba visione a restituirci la possibilità d’uno scarto. Nella serie dei ‘divani’, l’uomo dormiente (anch’esso acefalo), comunica l’assenza (della stessa assenza si nutrono i pochi oggetti visibili: profili di quadri, poggiati a terra a raccontare, per cenni, di quieti ambienti naturalistici); l’esterno, comunque, viene catturato da Barbara in una immersione delle figure discese tra le erbe di un prato, nel verde reso magnetico da lievi e digradanti (dis)cromie, o da linee di fuga d’un arioso patio, o dal compiuto acquarello Esterno con piscina pregno di suggestioni americane primonovecentesche in un motivo carico di letterarie (e filmiche) suggestioni.
Alla densità della materia affida il suo linguaggio espressivo Ilaria Rosselli Del Turco (Genova 1967; formazione alla Heatherley’s School of Fine Art di Londra); densità affidata ai pigmenti, all’interferenza tra rossi e cupezza degli azzurri, alla dispersione dei grigi, alla totalità cangiante delle terre, in ogni caso alla modulata armonia che si trae dalla pittura quando essa si impregna, o meglio diventa un tutt’uno con le cose. E ad esse, alle povere semplici cose che popolano la nostra esistenza, in una visibilità postmorandiana, Ilaria consegna il suo disagio comunicativo, la sua ironia. Sono gli oggetti a parlare, nella loro positura, nel loro offrirsi alla casualità di una lettura impertinente, indagatrice, ad un perché che vuol tradurre tropi, soprattutto addensati nel significato di metafore, dalle condizioni in cui il silenzio, e la tensione metafisica che l’accoglie, si faccia mediatore di rinnovate parole di speranza, di collegamento per un più franco approccio conoscitivo. I suoi tredici olî su lino, tracciati nel biennio 2011/2012, ci consegnano tale sospiro intimo, interiore, senz’altro chiedere se non mostrarsi, auto-sacrificarsi. La Scatola ovale, un dittico del 2011, e la Scatola ovale aperta del 2012, sono ‘segni’ (nella qualità semiologica di indicatori semantici) articolati, dinamicamente, nella loro isotopia, offerti, dunque, allo sguardo, all’analisi, in virtù della loro capacità di trasdurre segnali: una postura dell’oggetto che, pur nella apparente fissità, scandisce linee armoniche, travalica le solitarie scansioni d’uno spazio apparentemente asettico, ma germinativo, assorto nella possibilità, sempre presente, di una crescita, di una svolta. Tale svolta appare pienamente legata alla domestica voluttà di dare un segnale ulteriore alla vita stessa, al prorompere di uno spostamento che, se pur millesimale, può mutare le sorti d’una vita. E, sugli oggetti: scatole, ora chiuse da coperchi in forma di algidi pirottini, pacchetti fermati da cordicelle, da spaghi, oggetti esposti nella loro forma cilindroide, o in parallelepipedi ricoperti da fogli stampati a pois, da nastrini, da carte azzurrine, singoli, impilati, a riposare su di un mobile cinese, lungo anonime tavole, segnano tutti un percorso assorto su quelle pulsioni spirituali che essi ci tramandano, accompagnandoci durante il trascorrere impietoso dei nostri giorni in quella ‘vita delle stanze’ accennata da Vasilij Rozanof e riscontrabile nella postuma rielaborazione dei suoi “Motivi orientali”. Vita in cui, dalle semplici cose sembra germogliare essa stessa; sembra, per così dire, assumere preciso significato l’azione della nostra anima nella quale lo sguardo disegna il suo assoluto dominio: «l’uomo non deve far altro che possedere uno sguardo», avverte Rozanof nelle sue ‘ Note di viaggio ’. Scatole e pacchetto su mobile cinese (olio su lino del 2011), e, in particolare, Scatola nera su mobile cinese (olio su lino del 2012) sanciscono tale poetica: un coperchio sollevato dalla ‘nigra’ sostanza della minuscola scatola ricrea paradossalmente l’impronta della voragine, mentre il contrasto sanguigno della lacca rossa riveste d’impeto cromatico lo scenario del quadro fino alle borchie di chiusura delle ante quasi a stabilire la continuità (non soltanto cromatica) con il sobrio contenitore. Esso, posto in bilico, pronto alla caduta, sancisce, proprio in tale funambolesca attitudine, la precarietà, l’assoluta traslazione metafisica dell’oggetto; è, esso stesso, marchio metaforico di una modalità di lettura dell’esistenza. Tutto, nella proiezione esposta da Ilaria Rosselli Del Turco, appare votato all’equilibrio precario, e, allo stesso tempo, fisso nella sua determinatezza; i suoi oggetti sembrano privilegiare, come la vita di ciascuno, il ‘bordo’ (per tutti: Pila III del 2012), margine ultimo di sopravvivenza. Ma un orlo, appunto, rimanda a urgenti bisogni dello spirito, nella maniera già espressa nei suoi Semidei (1948) da Giulio Arcangioli (l’amico di Lorenzo Viani, Enrico Pea e Luigi Salvatori), proprio quando, in un suo distico, afferma: «Oh come canta l’orlo dell’abisso / al cercatore». Versi che stanno a indicare il fascino della possibilità di una scoperta; e come fascino, appunto, si costituisce la macchina mobile di questa ricerca firmata da Barbara e Ilaria; una ricerca riflessa verso il loro stesso sguardo, mosso, con passionale tremito, nello spazio del silenzio, dell’ascolto.

Aldo Gerbino

Comunicato Stampa

La Galleria Elle Arte di via Ricasoli, 45 comunica che:
mercoledì 2 maggio 2012 alle ore 18.30 sarà inaugurata la mostra
INTERIORS
Opere di:
BARBARA ARRIGO
E
ILARIA ROSSELLI DEL TURCO

SARANNO PRESENTI LE AUTRICI- INTERVERRA’ ALDO GERBINO
La mostra si protrarrà fino al 28 MAGGIO 2012
CATALOGO ELLEDIZIONI COLLANA PULCHRA IN GALLERIA
Ingresso libero. Orari 16:30/19.30 (Chiuso Domenica)
Per informazioni tel./fax 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it.- web site www.ellearte.it

Informazioni

CATALOGO: “Elledizioni” collana “Pulchra” 2, pp. 24, illustrazioni 18.

TESTO: Aldo Gerbino

OPERE DI: Barbara Arrigo, Ilaria Rosselli Del Turco.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy