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BICE TRIOLO ~ LA CASA DELLA MEMORIA

BICE TRIOLO ~ LA CASA DELLA MEMORIA

Date
  • 29 Marzo - 09 Aprile 2008

Location
Mostra personale
29 Marzo - 09 Aprile 2008

Descrizione

Secondo il principio incontestabile contenuto nella Poetica di Aristotele, il segno distintivo del genio artistico consiste nella sua capacità di generare immagini. Per sua natura originaria, il poeta è eikonopoiòs, creatore di figure che diventano icone della Verità, imagines dell’assoluto. Il giorno della poesia si leva soltanto allora, quando la luce dell’Icona illumina la lunga notte che la vita diventa sotto i colpi dirompenti del tempo “dalle ali fredde”, come cantava il Foscolo.
Una errata visione della pittura assegna ad essa quasi il compito ridotto di illustrare la realtà, di tessere la veste del tempo, di rivestire con colori il bianco ghiacciaio dell’essere: quasi che, in un mondo reso innevato dall’0blio, essa sia la macchia di colore che rende gradevole la natura delle cose e il fatale passare del Tutto. Una visione errata che è giustificata, oggi, dalla mercificazione eccessiva delle tele, dalla dimensione arredante del quadro, che serve a riempire di colori gli ambienti, e non a illuminare il mistero dell’esistenza. Il mercato ha perduto la Pittura, la scarsa cultura degli acquirenti ha imposto forme che in altri luoghi e altri tempi non avrebbero avuto modo di esistere. Oggi sembra che quasi tutti coloro i quali siano dotati di una certa sensibilità abbiano quasi il dovere di essere poeti, pittori, narratori, musicisti, senza conoscere le regole irrinunciabili delle singole arti e la finalità di espressione dell’assoluto. Migliaia di libri di poesia pubblicati ogni anno, migliaia di quadri dipinti, migliaia di pagine di racconti inverosimili, migliaia di composizioni musicali che sono offesa alla grande tradizione classica: così, in questa selva oscura di dilettanti che si credono poeti solo perché scrivono, inventano o disegnano qualcosa, si perde la misura della grandezza e del miracolo, e la quantità vince sulla qualità, quando a volte lo strapotere dei critici non inventi grandezze e autori che durano lo spazio di un breve volgere di anni o di mesi.
Perché sia possibile stabilire il valore intrinseco di un quadro, occorre per ciò ricordare quel che Lessing diceva della pittura: essa è poesia muta, narrazione di verità attraverso immagini, racconto dell’infinito attraverso icone. Su questo si misura il senso di un’opera, che deve anche rispettare il principio estetico contenuto in Materia e Memoria di Bergson: che ogni immagine è un ricordo, e ogni ricordo è una immagine (“Qui non c’è cosa che io veda o senta/onde un’immagin dentro non torni/e un dolce rimembrar non sorga”, cantava il Leopardi delle Ricordanze), e che una immagine che non sia memoria di qualcosa è solo vana esercitazione cromatica.
In questo senso, mi sembra di poter dire che l’opera pittorica di Bice Triolo, e parlo della presente mostra organizzata dalla grazie alla particolarissima sensibilità poetica che ispira le scelte di Laura Romano per la sua galleria, rispetti perfettamente i principi di poetica sopra espressi. Dentro di lei, dinanzi al bianco della tela, accade il mistero del ritorno del passato, il canto triste e insieme confortante della Memoria: e alla Memoria la pittrice ha costruito una Casa. Una casa fatta di melanconici muri che raccontano il tempo e sono limite all’infinito; una Casa cui si accede attraverso cancelli misteriosi che la natura ha tentato invano con la sua fioritura di nascondere a occhi importuni; una Casa dove salotti deserti conservano ancora l’eco di conversazioni perdute, di gioie e dolori sussurrati, di silenzi improvvisi e parole dimenticate; una Casa in cui i balconi, incorniciati da antichi drappeggi e da tende, si affacciano a una luce misteriosa, che è quella dell’origine stessa della vita, eco luminosa del divino.
E in questa casa della memoria, dove tutti ci ritroviamo, che è casa nostra, anche se soprattutto dell’autrice, non c’è nessuno. Nessun essere vivente che possa conversare con chi guarda. Ed è questa la geniale intuizione della pittrice: la Casa della Memoria è disabitata, perché ad abitarla è solo la nostalgia, e la nostalgia è sempre e solo nostalgia di luoghi e di cose, perché è, essa la nostalgia, come diceva Balzac, un sentimento del corpo, e non dell’anima. L’universo che questi quadri raccontano è l’eterno ritorno dei luoghi nel cuore, che si mutano in luoghi del cuore che tutti noi riconosciamo: e appartengono a tutti le tende e i muri e i mobili e i cancelli e le cose della Casa della Memoria, perché in poesia pura si mutano i colori, e in immagini i ricordi, e in simboli le cose. Nel silenzio della sua anima creatrice, nella malinconia del suo essere, Bice Triolo ha inventato quella Casa comune che dentro di noi immaginiamo e che forse, un giorno, abiteremo davvero.

Salvatore Lo Bue

Informazioni

CATALOGO: Elledizioni, collana “Rosa dei venti” 14, pp. 24, illustrazioni 15.

RECENSIONI: “Cultural News” Mario Cappelli 27 marzo 2008; “Cultura&Arte” Francesco Scorsone 01 aprile 2008; “La Repubblica” Giorno e notte 29 marzo 2008; “Giornale di sicilia” Guida città 29 marzo 2008; “Giornale di Sicilia” Valentina De Miceli 10 aprile 2008; “Giornale di Sicilia” Guida città 12 aprile 2008.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy