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LILIANA CONTI CAMMARATA ~ LE METAMORFOSI DELLA NATURA

LILIANA CONTI CAMMARATA ~ LE METAMORFOSI DELLA NATURA

Date
  • 13 - 28 Aprile 2007

Location
Mostra personale
13 - 28 Aprile 2007

Descrizione

Il pensiero mitologico, in tutte le culture, abbonda di racconti di metamorfosi, di forme vive che scaturiscono dall’informe, animando ciò che è immobile e caricandolo di significati profondi, o parla di forme che si mutano in altri organismi, pur conservando la sostanziale unità dell’essere. La fantasia suggerisce la presenza incarnata nella realtà inorganica di volti, mostri, oggetti, che l’immaginario collettivo vive come paure, come angosce di cui vuole liberarsi esorcizzandole o come gioiosa compartecipazione alla bellezza estetica della natura. In ogni caso, esse nascondono un’ambiguità affettiva, che cela lacerazioni, desideri inconsci di rompere limiti e censure, che l’immaginazione trasforma in complesse epifanie.
Nelle opere di Liliana Conti Cammarata la natura è stata sempre prepotentemente presente e di lei mi hanno sempre colpito soprattutto alcune icone, quelle degli alberi, delle rocce vive, in movimento, delle forme gigantesche sezionate con le loro ramificazioni contorte, minuziosamente descritte, da cui emergono ritratti di un’iconografia, ora ancorata al vissuto quotidiano (la sua famiglia) ora ispirata dalla cultura del passato (citazioni storiche) o in cui, altre volte, si insinuano mostruosi animali preistorici o delicate efflorescenze fitomorfe.
Finestre arabe, frammenti architettonici gotici e medievali (S. Maria dello Spasimo, la Cattedrale di Palermo, il portale gotico di S. Maria degli Angeli a Caltanissetta) si abbrancano a strutture arboree, che a volte anche le contornano dolcemente sullo sfondo, in impaginazioni in cui emerge il mito dell’isola, rivisitato con suggestioni oniriche più che culturali, che innestano la storia, purificandola, nella linfa della vita arborea: eterne entrambe, vive entrambe. I tronchi alti come tanti dei giardini storici palermitani si moltiplicano e si intricano fra loro o esplodono in cascate di fiori, facendosi essi stessi unico fiore e sotto gli alberi si distende l’arte, perfino il Monumento funebre di Antonello Speciale, solitamente collocato nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi a Palermo o il busto acefalo di Gustav Mahler, che su uno sfondo di felci riprende vita, attuale omaggio a protagonisti della storia della musica.
E poi angeli in volo, su squarci paesaggistici e su monumenti, angeli protettivi nella tempestosa realtà dell’oggi, angeli animatisi, staccatisi da pilastri, da nicchie, da cornicioni barocchi, angeli serpottiani, divenuti altro sotto la penna di Liliana.
Insieme con gli alberi le piante grasse, strani esseri viventi nel guscio barocco delle loro spine e delle loro efflorescenze, e oggi, più frequentemente, i fiori, misteriosi fiori esotici, emblemi di luoghi e di epoche fissate in fotogrammi mitici o fiori veri, più semplici, più delicati, eleganti nelle cromie tenui dell’acquarello, che per ora l’artista predilige. Iris, ortensie, narcisi, ismeni, rose fluiscono nelle sue grandi carte o nei suoi album pieni di schizzi, sole epifanie di vita e d’eternità in contrastiva opposizione nella loro leggerezza trasparente con il solido spessore del costruito, del prodotto dalla mano dell’uomo.
Una stagione più serena questa ma sempre attiva, alimentata dal desiderio di provare tecniche nuove per lei, come appunto l’acquarello o i collages di carta e di frammenti di suoi vecchi disegni. E con i fiori è apparsa anche la musica, non a caso la più spirituale delle arti -come si sa-, è apparsa nella rivisitazione complessa, e anch’ essa a metà tra realismo e surrealismo, di antichi strumenti, arpe, liuti, tamburelli, che emergono con il solito sicuro, paziente, dettagliatissimo segno su sfondi dai colori pastello (rosella, marrone, beige, celeste), che ancora una volta ci proiettano in un’atmosfera visionaria. I ritmi musicali si innestano con un processo sinestetico nei ritmi iconici e nei ritmi della natura: una vera polifonia.
La sua esplodente personalità di donna, scissa tra la fedeltà all’ impegno quotidiano nella famiglia (ha cinque figli e una miriade di nipoti) e nella società, -femminile senza essere femminista, Liliana si è sempre ispirata fortemente alla storia e alla condizione della donna- e il bisogno di espandere senza limiti la propria creatività, si è inverata in un costante dialogo con l’arte personalmente rivisitata nei suoi disegni con linee radicate in una figuratività irrinunciabile, vista la sua grande capacità grafica e incisoria, in cui a volte si può proprio pensare alla duttile ricchezza di segno di un Dürer come suo maestro assoluto. Una figurazione che è sempre esaltata da una trama fortemente immaginifica, carica di suggestioni surreali, che potenziano la valenza fantastica come impulso primario al fare artistico.
C’è una concretezza sfuggente nelle sue visioni, che nasce dalla tensione conoscitiva a giungere alla radice di ciò che si ha davanti, alle maglie segrete delle cose e alla loro evoluzione. Per questo perfino la scrittura, come citazione poetica e oggi anche il pentagramma, le note musicali si mescolano ai segni grafici che evocano architetture e sculture, nel bisogno di ripercorrere tutte le possibilità ideative e conoscitive del reale. Il suo computer visivo le seleziona, ma attingendo all’enciclopedia della memoria, in cui stagionano ricordi, pensieri, desideri inespressi, intrecciandoli in un repertorio figurativo, che salva il vissuto dall’effimero. Una negazione della morte la sua, in queste forze che resistono, si mutano, si fanno continuamente altro sprigionando la loro carica vitale nel continuo divenire, che è il divenire dei pensieri e delle visioni interiori da artista di Liliana. Perfino le miniature dei suoi ex-libris, nel loro moltiplicarsi e i suoi volumi pieghevoli, nel loro aprirsi, nel loro continuum, creati in un’altra stagione operativa, ma che mi piace ricordare per un più completo percorso riflessivo sulla sua produzione sono un’esplosione delle metamorfosi di questo divenire, del groviglio delle contraddizioni che tumultuano, ma serenamente, dentro di lei.
Ancora oggi, dopo anni e anni di lavoro, Liliana Conti non è pacificata con se stessa, non vuole e non può abdicare alla necessità tutta intima di pensare, immaginare, creare. Forse non è mai completamente esplosa, non si è mai totalmente placata nell’assunzione della totalità del suo Io, sempre lacerato tra il dovere e il desiderio, tra l’ancoraggio al quotidiano e il viaggio, la fuga solipsistica verso lo spazio e il tempo, che sono solo e veramente suoi, quelli del sogno e della fantasia.

Anna Maria Ruta

Informazioni

PRESENTAZIONE: Anna Maria Ruta

RECENSIONI: “Giornale di Sicilia” Guida Città 13 aprile 2007; “La Repubblica” 13 aprile 2007; Aldo Gerbino “La Sicilia” 28 aprile 2007; Angela Mannino “Giornale di Sicilia” 29 aprile 2007.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy