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VINCENZO ANELLO ~ MEMORIA DELLA LUCE

VINCENZO ANELLO ~ MEMORIA DELLA LUCE

Date
  • 15 Aprile - 03 Maggio 2011

Location
Mostra personale
15 Aprile - 03 Maggio 2011

Descrizione

Nel flusso della memoria spazi e tempi s’interrogano, si dilatano o si raggrumano a tal punto che sembrerebbe improbabile ogni accadimento registrato se di esso non rimanesse qualche segno che ne documentasse, appunto, la veridicità e la concretezza.
Tali, cioè segni vissuti dalla memoria e rivissuti a loro volta attraverso le immagini rubate alla retina e affidate all’intelligenza del ricordo, sono i disegni, le tele, le tempere e gli acquarelli che restano a dimostrare da quanto tempo e attraverso quali luoghi sia dunque passata l’esperienza pittorica di Enzo Anello.
Le immagini prodotte da questa sua memoria del mondo, insinuano, infatti, un fascino pittorico che rivela la luce insita in ogni forma amata e vagheggiata e si imprimono nella nostra coscienza percettiva poiché non si tratta di mera tecnica o sapienza di tagli visivi e accostamenti cromatici, ma di profondo sentimento della natura e delle cose che hanno attraversato la sua vista e lasciato un solco nuovo nel suo cuore e nel suo volto di viaggiatore.
Nell’ormai lontano 1975, un semplice respiro del tempo se non si considera che ci si è già inoltrati nel nuovo secolo e che i nuovi spazi della cultura visiva hanno invaso e obnubilato l’orizzonte della figuratività, Clive Foster, presentando a Vigevano una mostra del nostro architetto-pittore, scriveva che le sue opere “racchiudono, in delicato equilibrio, una disperazione costruttiva e un analitico spirito bizzoso” e si riferiva naturalmente all’attualità urbana che egli rappresentava, al di là dei progetti costruttivi ed estetici, e alla “necessità della funzione sociale dell’arte” che connota il suo agire estetico fino a queste opere in mostra che ribadiscono icasticamente la sua idea della pittura di paesaggio e il suo rapporto con la rappresentazione del territorio urbano nel quale il gioco visivo tra spazi chiusi e aperti, tra interno ed esterno, assume prospettive di inquietanti attese nel tempo sospeso della contemplazione. Il critico si soffermava inoltre sul rapporto tra figuratività e costruttivismo architettonico sottolineando quell’elemento di sapore surreale che derivava alle sue opere dalla giustapposizione del tema urbano e paesaggistico di fronte al degrado ambientale provocato da una umanità irresponsabile e gaudente verso la quale volgeva i suoi strali ironici e cromatici sia per il neghittoso e insensato consumismo che si è rivelato concausa dell’ odierno disastro ecologico, sia contro “lo sfascio palermitano” di allora che era già evidente metafora delle metropoli impazzite di cui la nostra città resta, ancora oggi più di allora, un singolare prototipo. Valga per tutti il magnifico olio su cartone del 1972 “La città pazza” ironicamente protetta dai piccoli omini sospesi in memoria di Chagall e le tre ridenti panoramiche da Baida nelle quali il territorio con la sua cerchia di monti appare urbanisticamente idealizzato nel rapporto con il mare e la surreale geometria della campagna.
“Opere suggestive e insidiose, perfino sconvolgenti” che aprono ancora i confini della visione e si dilatano, appunto, tra tempi e memorie, fino alla realtà attuale documentata in controluce da questa sua nuova “quadreria” di architetto e urbanista attento a leggere, tra gli sconvolgimenti arrecati al paesaggio umano dalla maligna attività dello sfruttamento e dell’ingordigia del potere, l’ordine naturale che ancora si conserva e quell’antica armonia che ancora vi si cela.
Penso alla finestra sul panorama di “Scopello-interno” e alle tre smaglianti vedute di “Giuliana”, a quelle di Dublino e di Stoccolma, alle immagini di spendenti e differenti solitudini della spiaggia di “Lascari” e dell’Australia, ai grandi ficus dei giardini e delle piazze panormite, alla luce soffusa dell’interno di “Piazzetta Speciale” e ai due interni a matita e felt pen del salotto con mobili liberty.
Forse l’assoluta assenza della figura umana, come in “Casale” e nel pastello “Allegracuore” è ciò che ancora può leggersi come nota di speranza o surreale astrazione del suo desiderio di bellezza che, nelle immagini dei paesaggi e degli spaccati urbani, egli continua a vagheggiare con la sua matita, i suoi oli, i pastelli e soprattutto con le tempere delicate e aeree che proiettano nell’infinita serenità la consapevolezza della tragedia dell’oggi. L’unica acquaforte datata del 1975 “Il giorno prima” presenta invece due presenze umane che hanno tramato e continuano a tramare o ricamare nell’ombra una lunga tela illuminata dall’alto da una finestrella.
Non è del resto scontata quella sua continua allusione a certo realismo filmico che gli potrebbe derivare dal pittore newyorchese Edward Hopper al quale io stesso avevo accostato per affinità di linguaggio alcuni suoi paesaggi, poiché la sensazione di spaesamento e sconfinamento nelle sue opere, più che una atmosfera fredda e metafisica, produce invece una calda e vitale terrestrità che va oltre i confini di una posizione ideologica o di affezione ai movimenti figurativi novecenteschi.
Enzo Anello, infatti, al contrario di Hopper che voleva opporsi all’Astrattismo e ad ogni altro movimento “informale” o meramente “concettuale”, utilizza forme e geometrie prodotte dall’uso sapiente del colore in funzione della luce, sa correre il rischio della metafisica e dell’astrazione, pur di restituire all’emozione quella pura espressione estetica che ingoia il dolore e la disperazione preferendo cedere all’abbaglio del desiderio e della passione per il bello, piuttosto che isolarsi nella disperazione e nel presagio della fine.
Enzo non si arrende al ductus nero che traccia forme e silenzi sulle carte e sulle tele ed ogni altro supporto che sceglie per raccontare le memorie della luce; e la sua solarità, certamente di matrice siciliana, non cede di fronte al sopravanzare delle tempeste e ai mutamenti di climi e atmosfere, come “Ulivo in fiamme” che si erge sul campo invocando la pioggia.
La sua ricerca è ricerca della luce che ha inciso la sua memoria, la determina e la possiede così come possiede e trascrive la storia di ciascun uomo nei suoi viaggi e nelle sue peregrinazioni.
Più antica di quella dell’acqua è certo la memoria della luce che segnò la nascita dell’ universo e ancora oggi vive e si espande crescendo nella memoria cosmica nella quale l’uomo si sforza di penetrare per conoscere e capire e imitarne i meccanismi.
Cercando e inseguendo la luce, Enzo Anello ha lasciato la Sicilia ed è poi tornato con la memoria ricca di tante suggestioni, ha viaggiato nel mondo cogliendo ad ogni latitudine la luce che vi trovava, i manufatti e le culture che le diversificavano ma ha sempre ricondotto quelle immagini di città e campagne, case e ville, spiagge e deserti, valli e montagne, alla solarità del paesaggio isolano e alle terre della sua giovinezza, all’acqua risplendente delle fontane che inneggiano agli arcobaleni di luce come nella tela “Fontana del Tritone” di Villa Trabia o nella stupefatta immagine ad olio di vaga e trasparente nuvolaglia, dove nella luce di un calcinato cantiere edilizio del ‘72, un gruppo di uomini, un ragazzino e due cardinali si affollano attorno ad un buco, attratti forse dal buio misterioso che si intuisce.
Noi infatti, sembra suggerire il pittore,
“Attendiamo soltanto che la luce
ancora ci sorprenda
e l’oscuro sipario si levi
con il giorno che insieme ci trascorre
lungo la via del tempo già assegnato
al canto della vita.”
Piero Longo

Comunicato Stampa

La Galleria Elle Arte di via Ricasoli, 45 comunica che
venerdì 15 aprile 2011 alle ore 18,00 sarà inaugurata la personale di
VINCENZO ANELLO
MEMORIA DELLA LUCE

In mostra trenta opere tra oli, disegni, acqueforti e pastelli realizzati dall’artista dal 1972 al 2011.
L’autore, nato a Mogadiscio e residente a Palermo, esercita la professione di architetto e, sin da giovanissimo, ha svolto la propria attività artistica, dedicandosi al disegno e alla pittura.
I temi delle sue opere spaziano dal recupero ambientale, al restauro architettonico, dai dettagliati interni delle sue dimore, agli ariosi paesaggi siciliani, con particolare attenzione al mondo rurale, fino a giungere alle vedute che immortalano i ricordi dei suoi innumerevoli viaggi intorno al mondo, compiuti per motivi professionali, assecondando la propria vocazione di cosmopolita.

Ha partecipato a due edizioni delle “Ricasoliane” a Palermo, ha esposto in una personale presso la galleria “Il Carrobbio” di Vigevano nel 1975 ed in una personale presso lo studio Peddle, Thorp & Walker di Sydney.
“Memoria della luce” è la sua prima personale a Palermo.
Hanno scritto di lui:
Francesco Saverio Brancato, Sebastiano Canzoneri, Clive Foster, Calogero Impastato, Piero Longo, Marina Pino, Salvatore Pollichino, Francesco Quartararo, Alberto Samonà, Giuseppe Vetrano, The NSW Freemason.

Catalogo Elledizioni, Collana Astra.

La mostra si protrarrà fino al 3 maggio 2011.
Ingresso libero. Orari 16.30/19.30 (Chiuso sabato 23, domenica e festivi).
Per informazioni tel. /fax 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it.
www.ellearte.it

Informazioni

CATALOGO: “Elledizioni” collana “Astra” 3, pp. 32, illustrazioni 37.

TESTO: Piero Longo.

RECENSIONI: “siciliainformazioni.com” 14 aprile 2011 di Claudio Alessandri; “Giornale di Sicilia” guida città 15 aprile 2011; “La Repubblica” giorno e notte 15 aprile.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy