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MEMORIE, IMPRESSIONI

VINCENZO NUCCI

MEMORIE, IMPRESSIONI

Date
  • 24 Febbraio - 19 Marzo 2011

Location
Mostra personale
24 Febbraio - 19 Marzo 2011

Descrizione

Il tratto di mare compreso tra Capo Bianco e Capo San Marco, nell’arco equoreo di Sciacca, non raccoglie soltanto acque e venti e non registra in modo esclusivo i pescherecci che a sera fanno ritorno in porto, ma traduce segni, soprattutto umori e parole ancora vaganti per cieli, per foglie, lungo vibranti palmizi e mura sgretolate dalla salsedine, antichi bagli e case padronali, in cui par riversarsi, costantemente, un cielo caldo, affocato, reso stuporoso, “assorto” avrebbe detto Montale, nella sua innata capacità cosmica di assorbire fuochi solari. E ciò si concretizza nella raccolta visiva operata quotidianamente da Vincenzo Nucci: dal suo osservatorio-studio posto tra cielo e mare, tra mare e terra. Un cielo e una terra resi a volte improbabili e pur sostanzialmente reali, per quella carnalità impressa, quale marchio di fiamma, sulla pelle e nell’animo dei suoi abitanti. Tale calura, per certi aspetti, è trasmessa dal pastello (la sua storia mirabolante, da Monet a Degas a Boldini, ce ne dà conferma; e ancora fino agli astratti-concreti pastelli ad olio di Antonio Corpora o allo struggimento visivo di Piero Guccione), e, in particolare, alla capacità di catturare, forse per povertà del suo legante, luci, bagliori impercettibili, riverberati, con effusiva pregnanza, nella forza espressiva del pigmento per poi trasferir- 8 li, intatti, sul supporto. Una tale onda di calore sembra inviare il pastello, in quanto materia di luce rappresa, accumulata in quel suo stratificarsi, arruffarsi e poi stendersi lievemente sui fogli, nel suo disporsi lungo le carte rimaste compresse nella loro materica consunzione, per quel rendere illesi, innocenti, potremmo dire, le rarefatte visibilità, e, allo stesso tempo, prorompenti nella loro emozionale aderenza alla sfera della percezione. Quel tratto di mare, si diceva, e quei segmenti d’un continente quale potrebbe essere definita la Sicilia appaiono raccolti, in questo lirico baedeker di Enzo, in una estensione ‘continentale’ caratterizzata più che per l’estensione, per la mutabilità geologica, per la caparbia commozione consegnata dai suoi intricati camminamenti, pronti a restituirci il creato circostante. Così, dai vapori del Cronio al mito di Dedalo, dalle rocce inabissate dell’isola ferdinandea alle crete dei figulini, dall’antibarocco di Mariano Rossi alle pietre di Outsider Art (nell’accezione di Roger Cardinal) del Bentivegna, il tutto si dilata lentamente, come in una sommessa sinfonia, in un tinnire quieto di paesaggi naturali e d’una ventosa sonorità. Non altro che risultanze d’un commosso attraversare lo spazio nello spettro del suo intimo organismo, un essere in quei luoghi che tanto esemplarmente hanno esaltato occhi e mente nella scrittura di un Bufalino, ma, più particolarmente, per la cangiante materia culturale, e, non ultimo, per quel desiderio struggente di autodistruzione inabissato nella coscienza collettiva e nella esasperata convinzione di poter orgogliosamente ritemprare e rigenerare il mondo (noi ‘sale della terra’ di lampedusiana memoria). Materia umana nutrita da quelle voragini abitate dagli dèi e confluite nei fuochi dei suoi vulcani: fuochi che 9 hanno accolto ora l’intelligenza della parola pronta alla trasformazione (come in Empedocle), ora la volontà di piegare e ripiegare parole e fatti con quelle modalità che ritroviamo in Gorgia, o in quella musicalità virginale generata da Giacomo da Lentini. Questi foglietti odeporici, scelti quale istantaneo modo di comunicare da Vincenzo Nucci, si spostano, quietamente, da un capo all’altro dell’Isola: ora accolgono il corpo roccioso del panormita monte Pellegrino, tra voli spenti di falconi e anacoretiche sembianze di Rosalia, ora la Ibla, risanata dalle “ruine” in seguito al terremoto del 1693, città barocca e tragica, nobile e agreste, ora la vallata del Belice e i suoi cumuli recenti misti alle uve assolate, ora resti selinuntini trafitti da scarni raggi lunari, ora giardini mediterranei e frammenti barocchi (il tutto, in 38 pastelli, compresi nel triennio 2007/2010, nelle incisive dimensioni del 15×10 o 10×15). E su tutto la luce si spande facendo di questi ‘appunti’, simili per spontaneo progetto dello spirito e dell’occhio, ai piccoli fogli di Orfeo Tamburi (là, raccogliamo dai cahier: città, tranvai, persone, viaggiatori, tetti parigini e romani, bagnanti, donne in metrò, affollati caffè), ma che in Nucci diventano vere e proprie icone del silenzio: un’assenza di rumori resa tangibile nell’assolutezza della dimensione dell’ascolto e motivo d’un ornamento nuovo, impalpabile: la grazia del tatto. E del tatto e della memoria ritornano i versi cari ad Ibn Hamdis, al suo accorato ricordo della Sicilia, alla sua Noto, come nella qasida della “casa natia” dove si lamenta nel turgore della rimembranza: “io anelo con filiale nostalgia alla patria”. ‘Luce’ è, con ‘giardino’, parola che insiste sul tessuto figurativo e ideale di Nucci (La luce della sera, Ricordi di luce, 1, 2, 3 e 4, La luce della luna, Monte Pellegrino-Impressioni di luce, Ricordi di luce al tramonto, 1 e 2), nella tenacia di quei valori impressionistici per cui, parlando di Monet, Clark faceva notare, come egli “perda ogni contatto con la realtà, la sopravanza, s’immerge”. Nucci non fa altro che immergersi in questi fragmenta del reale, quasi a volerli sopravanzare in un crescendo emotivo: con slancio sentimentale di sguardi, per souvenir di terre, nubi, per malinconici venti d’Africa impigliati per aguzzi tronchi di palme, per erbe.

Aldo Gerbino

Comunicato Stampa

La Galleria Elle Arte di Palermo, via Ricasoli, 45 comunica che:
sabato 26 febbraio 2011 alle ore 18,00 sarà inaugurata :
MEMORIE, IMPRESSIONI
PERSONALE DI VINCENZO NUCCI

La personale di Vincenzo Nucci raccoglie quarantasei pastelli, realizzati tra il 1997 e il 2011, dal maestro che vive ed opera a Sciacca (Agrigento).
Una parte delle opere in esposizione proviene da una preziosa raccolta di appunti, realizzati con la sapiente stesura del pastello. I piccoli fogli danno corpo a ricordi, o costituiscono testimonianze di viaggio, fissate dall’artista nel momento dell’ispirazione.
La mostra si avvale anche di una selezione di pastelli, di medio formato, dedicati al paesaggio siciliano che costituisce il soggetto di elezione della ricerca artistica del nostro autore: le case padronali, le mura di cinta invase da rigogliosi fiori rampicanti, le palme nella loro maestosa bellezza.

Della sua opera hanno scritto, tra gli altri: Lucio Barbera, Francesca Bonazzoli, Liana Bortolon, Martina Corgnati, Philippe Daverio, Fabrizio Dentice, Valentina Di Miceli, Eva di Stefano, Guido Giuffrè, Marco Goldin, Sebastiano Grasso, Stefano Malatesta, Paolo Nifosì, Giuseppe Quatriglio, Ruggero Savinio, Vittorio Sgarbi, Enzo Siciliano, Roberto Tassi, Sergio Troisi, Emilia Valenza, Marco Vallora.

Catalogo elledizioni in galleria.
La mostra si protrarrà fino al 19 marzo 2011
Ingresso libero. Orari 16:30/19.30 (Chiuso Domenica )
Per informazioni tel./fax 091-6114182; e-mail: ellearte@libero.it.
www.ellearte.it

Informazioni

CATALOGO: “Elledizioni” collana “Block-Notes”, pp. 100, illustrazioni 39.

TESTO: Aldo Gerbino.

RECENSIONI: “Culturalnews” di Mario Cappelli 24 febbraio 2011; “Giornale di Sicilia” guida città 26 febbraio 2011; “La Repubblica” giorno e notte 26 febbraio 2011; “La Repubblica” giorno e notte 1 marzo 2011.

Lun - Sab, dalle 16.30 alle 19.30
chiuso domenica.

L'ingresso è libero.
Per informazioni
+39 339 686 7902
+39 091 611 4182

GALLERIA ELLE ARTE
via Ricasoli, 45
90139 Palermo
Italy